Sud Sound System: “Lu rusciu dellu mare usata per esaltare i mafiosi”. Lo sdegno contro il brano “U Latitanti”

SALENTO- “Una luce fioca inizia a lampeggiare, fuggite giovanotti, questa è la polizia! Sparate a tutta forza verso quella brutta compagnia (…) si stanno avvicinando con i mitra in mano, ma non abbiate paura, sono solo quattro pezzenti. Noi siamo i latitanti, noi siamo i più potenti…”.

Questo è parte del testo della canzone “U latitanti” della cantautrice folk calabrese Teresa Merante. La melodia è quella della canzone Lu Rusciu dellu Mare. E questo ha fatto indignare sia il gruppo salentino dei Sud Sound System che tutti gli amanti della nostra musica popolare.  “Apprendiamo dell’esistenza di questa canzone con dolore e rammarico- scrivono sulla pagina Facebook ufficiale- esprimiamo la nostra rabbia contro chi ha usato in modo indegno e incivile una delle melodie a cui siamo legati!Una tra le più belle canzoni che la cultura salentina abbia espresso, ormai famosa in tutto il mondo e che in molti riteniamo essere l’inno del Salento. Ancora difficile crederci- si legge nel post-l’amore per questo brano ci ispirò nel 2003 a scrivere “RADICI CA TIENI” il nostro inno contro ogni razzismo, una dichiarazione d’amore verso la nostra terra, il nostro dialetto, la nostra musica e verso le culture di tutti i popoli. Riteniamo che utilizzare un brano del genere per esaltare figure abbiette come quelle dei mafiosi sia uno sfregio per la nostra cultura e per chi ha dato la vita per difendere i valori della giustizia e della libertà. Anche se “Lu rusciu dellu mare”è una canzone popolare i cui diritti d’autore sono di pubblico dominio e pertanto utilizzabile da tutti, rinnoviamo il nostro sdegno nell’averlo abusato per appoggiare la mafia, un’organizzazione che da 160 anni opera per distruggere la nostra Terra mostrandola al mondo come teatro di crimini efferati e prostrandola all’arretratezza e alla corruzione. Ci auguriamo che tutti i salentini si uniscano nostro sdegno contro questo brano che infanga la nostra cultura”.

Dura presa di posizione anche da parte della Fondazione Notte della Taranta che sulla sua pagina ufficiale scrive: “Con immediatezza incaricheremo un avvocato penalista al fine di presentare un esposto alla magistratura per accertare eventuali reati commessi e al tempo per esprimere la totale lontananza della nostra musica popolare da certe pratiche criminali”.

“Giù le mani dalla musica salentina: qui siamo per la legalità- commenta il consigliere regionale e presidente del Mrs Paolo Pagliaro– Quello che sta accadendo intorno alla melodia della canzone “Lu rusciu dellu mare”, è incredibile e ovviamente dobbiamo per forza evidenziarlo poiché rischia di diventare un precedente molto pericoloso. La cantante calabrese folk Teresa Merante ha utilizzato la melodia di questo brano tra i più amati dalla tradizione popolare salentina per inserirla nel testo della canzone “U latitanti”. Un brano che inneggia alla latitanza e cita Totò Rina ed il contenuto è abbastanza inquietante. Canzoni del genere non dovrebbero nemmeno essere scritte, ma che addirittura prendano anche le melodie e le musiche di brani che hanno fatto la recente storia della nostra musica popolare che esprime sentimento e passione è veramente inaccettabile. Sono indignato da salentino innamorato della sua terra”.

“La musica e’ cosa seria- scrive su Facebook la presidente del Consiglio regionale pugliese Loredana Capone– e alla cantante calabrese dico che le parole, tutte, hanno un peso e non e’ affatto poco determinante il messaggio che, attraverso l’arte, raggiunge le nostre case e i nostri giovani. La musica – aggiunge Capone – può fare di un’anima devastata una cattedrale, oppure, di una cattedrale un’anima devastata, e gli sforzi di chi ogni giorno prova a raccontare con la propria musica una storia migliore non meritano di essere sporcati dalla mancanza di buon senso di pochi. Viva la musica, il suo potere di raccontare popoli ed emozioni, e viva chi nella vita sceglie di rispettare la legge e lo Stato per amore di se’ stesso e degli altri”. 

 

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