Blitz antimafia all’alba, 22 arresti: “Gruppo agguerrito e donne protagoniste”

CARMIANO- “Armonica” come l’anagramma di Carmiano: si chiama così l’operazione che all’alba ha sgominato il gruppo guidato da Fernando Nocera. “Attivo, pericoloso, molto coeso anche dopo l’arresto del suo capo ma, cosa più inquientante, armato”: è il ritratto del sodalizio smantellato con il blitz antimafia e operativo a Carmiano, Veglie, Novoli, Leverano e Porto Cesareo.

Ventidue le persone arrestate, di cui 18 in carcere e 4 ai domiciliari. È il culmine dell’inchiesta che è una prosecuzione dell’operazione Labirinto che portò all’arresto di Saulle Politi, ritenuto la figura di spicco del clan Tornese. L’indagine è durata un anno. “E questa inchiesta ha dimostrato che la Scu è un’organizzazione criminale di altissimo livello e richiede un’azione di contrasto strategica nel tempo”. È quanto ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Giancarlo Scafuri, vicecomandante del Ros, il raggruppamento speciale dei carabinieri che ha portato avanti le indagini coordinate dal pm Valeria Farina Valaori e dal procuratore capo Leonardo Leone De Castris.

Il ruolo delle donne

Stava emergendo quel gruppo. E stava sgomitando: satellite del clan Tornese, ma fin troppo radicato e forte, tanto che proprio da Monteroni sono arrivate alcune rimostranze su quello che poteva apparire come un tentantivo di usurpazione del territorio.

A mediare con “i Monteronesi” una donna, la moglie di Nocera, Livia Comelli, 61 anni, di Udine. Lei come suo braccio destro; l’amante, Giuliana Cuna, come braccio sinistro. Entrambe con un ruolo da protagoniste ed entrambe ora in carcere.

Come ricostruito nell’ordinanza, Comelli e Cuna, oltre a beneficiare del sostentamento economico da parte del gruppo (si stimano 20mila euro al mese, in base al contenuto delle intercettazioni), fungevano da collegamento tra Nocera e gli altri affiliati, veicolando ordini, indicazioni e missive. Non solo la moglie, dunque, ma anche l’altra donna “contribuiva alla conservazione e al rafforzamento delle capacità operative del gruppo, incontrando i sodali, ricevendo da loro il sostentamento economico e il pagamento delle bollette”.

Almeno mi ha fatto una cosa buona l’amore mio”, confessa, poi, Cuna alla madre quando inizia a lavorare, su indicazione di Nocera, in un’azienda florovivaistica di Leverano, lì dove formalmente era stato assunto anche lui in passato sebbene, di fatto, “dalle indagini non emergeva alcun elemento che dimostrasse l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa”.

Gli affari: droga, estorsioni, armi

Il core business del gruppo: droga, soprattutto, dalla cocaina all’hashish, per cui ci si approvvigionava a Napoli, ma anche a Torchiarolo e, ovviamente, da Monteroni. E poi le estorsioni, il pizzo classico, a scadenza mensile, a danno di imprenditori florovivaisti, discopub, commercianti. Un giro d’affari che ammontava a circa 70mila euro al mese, nel marzo 2018, almeno stando ai conti fatti da Davide Conversano, come emerge da una intercettazione ambientale riportata nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Cinzia Vergine.

Una coppia affiatata, Davide e il fratello Matteo, titolare di una gioielleria a Carmiano: secondo gli inquirenti, sono stati loro, giovani incensurati, a tenere le redini del gruppo dopo l’arresto, nel gennaio 2018, di Nocera, che comunque anche dietro le sbarre continuava a impartire ordini. A finire prima in manette è stato Matteo, nel marzo 2018: “Il danno me lo hanno fatto sai! Grosso pure. Il danno lo hanno fatto grosso e ora abbiamo i fari accesi tutti”, si sfoga il fratello Davide poco dopo, sempre stando al contenuto di una intercettazione ambientale.

I due sono accusati di aver organizzato e rifornito la rete di spacciatori composta da Andrea Arnesano, Alessio De Mitri, Daniele Esposito, Stefano Garofalo, Andrea Luggeri, Leandro Martena, Diego Pellè, Fabio Spagnolo, Graziano Tondi. E di averlo fatto con il sostegno criminale del leccese Gabriele Pellè. Quest’ultimo, già condannato per associazione mafiosa quale affiliato al clan Cerfeda di Lecce, è stato espressamente indicato da Nocera nelle missive spedite dal carcere.

“Gruppo pericoloso e armato”
“Il gruppo criminale destinatario del provvedimento cautelare – spiegano dall’Arma – ha manifestato dei connotati di estrema pericolosità, come dimostrano la disponibilità ed i riferimenti agli approvvigionamenti di armi (anche automatiche), munizioni e materiale esplodente, nonché la spiccata propensione alla realizzazione di attentati incendiari e dinamitardi per finalità estorsive e intimidatorie, finanche per meri dissidi personali”.
A tal proposito durante le indagini, il 21 marzo 2018, i carabinieri della Stazione di Carmiano hanno rinvenuto nell’abitazione di Matteo Conversano due pistole con matricola abrasa, un revolver cal.38 marca Smith&Wesson, una pistola semiautomatica marca Beretta cal.7.65 e un centinaio di munizioni e, parallelamente, le intercettazioni hanno messo in luce il tentativo da parte degli indagati di circoscrivere la conseguenze del fatto al fine di salvaguardare la leadership del sodalizio.

L’attività ha consentito di far luce su diversi episodi incendiari e dinamitardi, alcuni dei quali realizzati materialmente da Marcello Fella su mandato di Davide Conversano al fine di agevolare l’associazione mafiosa di appartenenza e di rafforzarne i poteri di intimidazione e controllo del territorio. Si tratta in particolare dell’esplosione di un ordigno artigianale di medio potenziale avvenuta l’11 febbraio 2018 nei pressi dell’abitazione di un uomo di Carmiano già noto alle forze dell’ordine, e dell’incendio del 19 marzo 2018 di due autovetture, una Fiat Punto e una Lancia Y, di proprietà di un assicuratore del posto. Tra gli episodi contestati a Marcello Fella, l’attentato incendiario realizzato ad Arnesano il 5 maggio 2018 ai danni dell’autovettura Renault Megane di proprietà del comandante dei vigili urbani di quel Comune, seppur non realizzato per conto della compagine mafiosa di appartenenza.

I contatti con i Tornese
In particolare, punto di contatto tra la consorteria oggetto d’indagine e quella capeggiata da Saulle Politi, entrambe federate al clan Tornese, sarebbe stato Gabriele Tarantino, arrestato nell’operazione Labirinto quale uomo di fiducia di Politi e recentemente condannato in primo grado – con rito abbreviato – alla pena di dieci anni di reclusione per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, destinatario anche dell’attuale provvedimento cautelare.
Nel corso dell’indagine, servizi e controlli effettuati dai carabinieri dei comandi territoriali, hanno permesso di riscontrare le attività di traffico e spaccio di stupefacenti da parte degli indagati. Tra gli altri:
– il 6 aprile 2018, i Carabinieri della Compagnia di Campi Salentina, arrestavano in flagranza di reato a Novoli, Leandro Nico Martena, trovato in possesso di gr. 9,71 cocaina, gr. 25 di marijuana, n.2 piante di marijuana ed una piccola serra allestita per la coltivazione delle piante;
– il 12 maggio 2018 i carabinieri della stazione di Carmiano rinvenivano 15 grammi di cocaina, suddivisi in dosi, un bilancino di precisione, materiale vario per il confezionamento ed un’ingente somma di denaro ritenuta provento dell’attività di spaccio nella disponibilità di Stefano Garofalo, che veniva pertanto tratto in arresto;
– il 9 giugno 2018, sempre a Carmiano, i carabinieri della Compagnia di Campi Salentina arrestavano Fabio Spagnolo, trovato nella disponibilità di 430 grammi di hashish, oltre a materiale per il confezionamento dello stupefacente.

Gli arrestati in carcere:
Andrea Arnesano, 39 anni, di Carmiano;
Francesco Bruno, detto Banana, 48 anni, di Carmiano;
Stefano Ciurlia, 49 anni, di Carmiano;
Livia Comelli, 61 anni, di Udine;
Davide Conversano, 28 anni, di Carmiano;
Matteo Conversano, 30 anni, di Carmiano;
Massimo Coppola, detto Napoletano, 46 anni, di Novoli;
Giuliana Cuna, 45 anni, di Monteroni;
Alessio De Mitri, 30 anni, di Carmiano;
Daniele Esposito, 37 anni, di Carmiano;
Marcello Fella, detto Tedesco, 59 anni, di Carmiano;
Stefano Garofalo, detto Falloppa, 32 anni, di Carmiano;
Andrea Luggeri, detto Jimmy, 29 anni, di Carmiano;
Fernando Nocera, detto Zio o Vecchio, 53 anni, di Carmiano;
Diego Pellè, 36 anni, di Porto Cesareo;
Gabriele Pellè, 42 anni, di Lecce;
Graziano Tondi, 21 anni, di Carmiano;
Andrea Visconti, detto Gingellino, 27 anni, di Carmiano.

Ai domiciliari:
Leandro Nico Martena, 33 anni, di Novoli (con braccialetto elettronico);
Fabio Spagnolo, 44 anni, di Porto Cesareo (con braccialetto elettronico);
Pietro Spalluto, 40 anni, di Torchiarolo;
Gabriele Tarantino, 40 anni, di Monteroni.

 

Tiziana Colluto

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*