Tagli cesarei, il boom senza freni

Al di là della tragedia di Copertino, torna a galla il nodo tagli cesarei: troppi nel Salento, nonostante siano rischiosi.

taglio cesareo

LECCE- Se ne parla da tempo, ma i dati allarmanti continuano a rimanere parole al vento. Sul boom di tagli cesarei non c’è freno nella Asl di Lecce. Troppi, soprattutto nelle piccole strutture. E con numeri che, in alcuni casi, sono addirittura lievitati rispetto al 2011. Livelli lontani anni luce dal 15%  individuato come soglia limite dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità e dal 20-25% cui si ferma il nord Italia.  Dopo la strigliata ai medici, durante la prima Conferenza dei Primari  nel marzo scorso, l’inversione di rotta è ancora dura da imboccare. Il bisturi è sicuramente meno facile al Panico di Tricase, dove quasi 36 donne su 100 sono state sottoposte a cesareo nel 2012. Percentuale leggermente in aumento rispetto al 2011, così come è successo a Copertino, dove si è arrivati al 39,56%.

Impennata anche a Casarano e Galatina, rispettivamente al 46,09 e 46,51%.  sulla stessa lunghezza d’onda anche il Fazzi di Lecce, che raggiunge quota 44,28%. superano la metà delle pazienti Gallipoli e Scorrano, che tra l’altro sono i due reparti in cui meno sono stati praticati parti, come anche, finchè è stata lì attiva ostetricia, la clinica San Francesco di Galatina.

La spiegazione c’è: nelle strutture piccole l’organizzazione è più elementare e anche quando le gravidanze non presentano particolari problemi si preferiscono evitare complicanze per ridurre i rischi per il neonato. Oltre che per sistemare meglio i turni di lavoro. Anche quando non c’è una diagnosi complicante a precedere il parto chirurgico. Uno schiaffo per la salute delle donne, visto che, dopo il primo cesareo, le gestanti sono costrette a ripraticarlo nelle gravidanze successive.

Uno schiaffo anche per le casse pubbliche: il taglio cesareo costa 2.457,72 €,  quasi il doppio di quello naturale.