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Poseidon, il sito del terminale è inquinato ma il gasdotto resta in pista

OTRANTO- Amianto presente in maniera diffusa e solo in parte già bonificato. E poi metalli come Cadmio, Berillio e Selenio. Infine, fitofarmaci (Somma di DDD, DDT e DDE): c’è traccia importante di questi inquinanti nel sottosuolo del sito su cui IGI Poseidon vuole realizzare il terminale di ricezione del suo gasdotto, a Otranto. E, paradossalmente, questo giova alla multinazionale franco-ellenica, che così ha potuto prendere tempo evitando la decadenza dei termini per la costruzione, visto che è ancora in attesa dell’ufficializzazione delle forniture di gas, probabilmente da Israele e Cipro.

Nonostante prese di posizione ad alto livello, durante i due governi Conte, sulla necessità di evitare il secondo gasdotto con approdo nel Salento, a pochi chilometri da Tap a San Foca, la verità è che Poseidon, tratto finale del più grande East Med, è resuscitato ed è tenuto in caldo: già autorizzato, nel marzo scorso ha anche ottenuto la proroga dei termini per la realizzazione, accordata dal Ministero della Transizione Ecologica retto da Roberto Cingolani. Con provvedimento firmato dal direttore generale Gilberto Dialuce, infatti, l’avvio dei lavori è prorogato al 1 ottobre 2023 e la fine al 1° ottobre 2025. Così, dunque, quel metanodotto che avrebbe dovuto essere completato prima entro il 2016 poi entro il 6 giugno 2021, resta ancora in pista per i prossimi quattro anni, tempo prezioso per reperire la fornitura di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, stessa capacità attuale del Tap.

È proprio il rinvenimento di rifiuti nel sottosuolo del sito a motivare la concessione della proroga. La società, nelle scorse settimane, ha depositato la relazione finale sulle indagini preliminari svolte fino a fine maggio sul sito del terminale, un terreno agricolo di oltre 3 ettari situato 2 km a sud dell’abitato, a pochi passi dalla litoranea per il faro della Palascia, usato in passato come deposito di camion della raccolta rifiuti e prima ancora coltivato a barbatelle. IGI Poseidon ha acquistato l’area da privati, ritrovandoci rifiuti, risultato di operazioni di livellamento del terreno con inerti e scarti di demolizione, 100mila metri cubi distribuiti sul 70 per cento della superficie e con spessore medio di 3-4 metri dal piano di campagna.

Sul 30 per cento dei saggi effettuati è stata appurata la presenza di amianto, poi, come detto, ci sono Cadmio, Berillio e Selenio e residui chimici di fitofarmaci. La società mette per iscritto nei documenti depositati che il 45 per cento dei campioni effettuati non è conforme ai valori soglia prescritti per legge per le aree a verde pubblico o privato, com’è classificata ora quella zona. Ma c’è un ma: quel 45 per cento si abbasserà automaticamente fino a ridursi al 15 per cento se quell’area verrà qualificata come industriale o commerciale, che è esattamente la destinazione che assumerà a seguito della realizzazione del terminale del Poseidon. Ed è questo un punto nodale: IGI POSEIDON afferma letteralmente che “il sito appare, dal punto di vista ambientale, presentare delle serie criticità”. Ma poi giunge a una conclusione particolare: “appare chiaramente che l’area a suo tempo selezionata per la realizzazione del Terminale risulta essere anche sotto il profilo paesaggistico idonea e coerente con il futuro utilizzo”. La domanda a cui rispondere ora è: a quell’inquinamento accertato chi e come farà fronte? O basterà modificare la destinazione d’uso per rendere idonea l’area?

Tiziana Colluto

 

 

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