Mezzo chilo di polvere flash, già confezionata in un ordigno artigianale pronto all’uso e nascosto nel cruscotto dell’auto. È quanto hanno scoperto, intorno alle 23, i carabinieri della locale stazione, impegnati in un posto di controllo a Leverano. I militari hanno fermato una vettura sospetta mentre percorreva via Otranto. Al volante c’era un 46enne del posto, volto già noto alle forze dell’ordine. L’atteggiamento nervoso dell’uomo ha fatto scattare l’immediata perquisizione dell’abitacolo fino al ritrovamento della bomba. Un’attività conclusasi con il sequestro del materiale e la denuncia a piede libero del conducente per detenzione abusiva di materiale esplodente.
Si tratta dell’ennesimo rinvenimento nella provincia di Lecce a distanza di poche ore. Appena lunedì pomeriggio, a Torre Lapillo, lungo la strada provinciale 359, i carabinieri, con il supporto del nucleo artificieri, hanno recuperato ben dodici chilogrammi di sostanza esplosiva illegale, anch’essa divisa in ordigni pronti all’uso. In quel caso, i filmati delle telecamere di videosorveglianza hanno immortalato un’auto nella notte precedente, dalla quale qualcuno ha lanciato a bordo strada il sacco con il carico. Chi guidava, con ogni probabilità, voleva disfarsene temendo di incappare in un imminente posto di blocco.
I due episodi, pur camminando su binari d’indagine separati, si sono verificati a pochi chilometri di distanza. L’obiettivo degli investigatori è fare chiarezza su provenienza e finalità di questo materiale esplosivo. Sull’origine ci sono pochi dubbi. Secondo gli accertamenti, si tratta di manufatti acquistati sul dark web o su canali telegram schermati, prodotti in Cina o in circuiti clandestini italiani e poi recapitati sul territorio tramite normali corrieri.
Resta da capire per cosa possa essere impiegato questo materiale, e le piste investigative si muovono su diversi fronti. Non si esclude che gli ordigni vengano svuotati per estrarne la polvere flash, utile a confezionare le cosiddette “marmotte” per gli assalti ai bancomat. Un sospetto che diventa concreto analizzando la mappa geografica dei fatti, che unisce Torre Lapillo al violento assalto di mercoledì scorso alla filiale BCC di Carmiano. Lì, una banda ha agito piazzando contemporaneamente due marmotte caricate proprio con polvere flash, provocando oltre 100mila euro di danni strutturali per un bottino misero, prima di fuggire e bruciare l’auto a Monteroni.
Tuttavia, gli investigatori non escludono strade alternative. Quel materiale potrebbe alimentare il racket delle intimidazioni sul territorio o, al contrario, essere destinato al mercato nero dei botti illegali per scopi puramente ludici. Indagini distinte, dunque, ma accomunate dal verificare se dietro la provenienza e l’impiego di questo esplosivo si nasconda un unico filo conduttore.