LECCE – La spesa per i consumi del 2022 fa registrare un divario ancor più profondo fra nord e sud del Paese. In media, la metà delle famiglie residenti in Italia ha speso una cifra non superiore a 2.197 euro (nel 2021 erano 2.023). Ma ci sono ben 782 euro di differenza tra la spesa massima del nord-ovest e quella minima del sud: 36 euro in più rispetto alla forbice del 2021. Le famiglie hanno dovuto stringere la cinghia per far fronte al forte aumento dei prezzi, in particolare nel comparto alimentare: il 29,5% di quelle intervistate nel 2022 ha dichiarato di aver provato a limitare, rispetto all’anno precedente, la quantità la qualità del cibo acquistato.
Nell’ambito della spesa non alimentare, quasi tutti i capitoli di spesa registrano una variazione positiva rispetto al 2021 tranne bevande alcoliche e tabacchi, mobili, articoli e servizi per la casa, istruzione, che rimangono stabili. Anche nel 2022 la quota di spesa per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che sale dal 37,8% del 2021 al 38,5%, si conferma la più elevata, seguita da quella per alimentari e bevande analcoliche, che al contrario scende dal 19,3% al 18,4%.
L’aumento delle spese delle famiglie è particolarmente intenso nelle isole, seguite dal centro e dal sud, mentre nord-ovest e nord-est si mantengono al di sotto del valore nazionale. La spesa media più alta è in Trentino-Alto Adige e Lombardia, mentre la più contenuta in Puglia e Calabria. La voce di spesa in maggior frenata è quella per abbigliamento e calzature, a differenza dei due anni precedenti quando era la spesa per viaggi e vacanze. La spesa aumenta soprattutto per coppie adulte senza figli e persone sole giovani, per le famiglie di imprenditori e liberi professionisti. Cala invece per i meno abbienti. E dunque si fa più netto il solco fra strati sociali.