TARANTO – Sono quattro le persone fermate dagli agenti della Questura di Taranto con l’accusa di aver ucciso in via Cugini sotto casa con due colpi di pistola all’addome, la sera del 26 maggio scorso, il 61enne Cosimo Nardelli. I quattro indiziati sono tutti tarantini.
I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale di Lecce e dalla Procura della Repubblica del capoluogo ionico. Tra i quattro fermati per l’omicidio di Nardelli c’è suo fratello Tiziano, sospettato di essere il mandante dell’agguato insieme a Paolo Vuto. Gli altri due indagati sono Cristian Aldo Vuto (figlio di Paolo) e Francesco Vuto. I provvedimenti sono stati eseguiti dagli agenti della squadra mobile guidati dal dirigente Cosimo Romano, nell’ambito delle indagini coordinate dai pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza della Dda di Lecce, e Francesco Sansobrino della procura di Taranto. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricercare nei contrasti legati alla gestione di un’azienda agricola della quale erano soci il figlio della vittima, il fratello Tiziano e la moglie di quest’ultimo. Nardelli era tornato in libertà ad agosto dello scorso anno dopo aver scontato 17 anni di carcere in seguito alla condanna per concorso nell’omicidio del 27enne Alessandro Cimoli, ammazzato con alcune coltellate il 31 agosto del 2006 all’uscita di una masseria abbandonata nelle campagne tra Faggiano e Talsano. Le conversazioni intercettate sulle utenze in uso ai quattro indagati nei minuti successivi all’agguato hanno permesso di registrare la spregiudicatezza dei due presunti esecutori materiali, che descrivevano – con orgoglio – le fasi dell’agguato e la cinica soddisfazione dei due presunti mandanti per la riuscita dell’operazione. Le modalità operative con cui è stato messo a segno l’agguato, hanno consentito alla Procura della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce la contestazione della relativa aggravante.
La Polizia ha notificato anche un quinto provvedimento di fermo nei confronti di Ramazan Kasli, di origini albanesi, accusato, insieme a due degli altri quattro indagati, del tentato omicidio di Cristian Troia, di 24 anni, raggiunto da un colpo di pistola alla gamba la notte tra il 12 e il 13 aprile scorsi mentre si trovava in piazza Pio XII. Il giovane sarebbe stato punito per aver chattato con l’ex fidanzata di uno degli indagati. Kasli una quindicina di giorni fa era finito ai domiciliari dopo essere stato trovato in possesso in una pistola.
Alle operazioni di esecuzione dei fermi di questa mattina, hanno collaborato con gli investigatori della Squadra Mobile, gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Lecce e le unità cinofile antidroga ed antisabotaggio della Questura di Bari. Per le cinque persone indagate resta ferma la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva.