SALENTO – Il fascicolo d’indagine è stato ufficialmente chiuso dal pubblico ministero Alessandro Prontera: il terremoto giudiziario sui presunti scambi di favori tra politica e sanità, nato dall’operazione “Re Artù” delle Fiamme Gialle di Otranto, conta 24 indagati. E adesso per qualcuno di loro, nomi eccellenti, il quadro accusatorio si aggrava.
L’avviso di conclusione indagini è stato notificato nelle scorse ore partendo proprio dagli indagati di spicco: Salvatore Ruggeri, ex assessore regionale al Welfare e già senatore, a cui gli inquirenti riconoscono un ruolo centrale nello scambio di favori illecito; l’ex consigliere regionale Mario Romano e il figlio Massimiliano; il dimissionario dg della Asl di Lecce Rodolfo Rollo; e poi il sindaco di Otranto Pierpaolo Cariddi (ad ora in carcere per effetto dell’inchiesta Hydruntiade), il sindaco di Scorrano Mario Pendinelli, l’ex sindaco di Alliste Antonio Renna e la direttrice del “Panico” di Tricase, suor Margherita Bramato.
Nomi di un certo peso si diceva, a cui sono contestati – a vario titolo – i reati di corruzione, traffico di influenze illecite e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
A indagini chiuse le posizioni che si aggravano sono di quelle di Pierpaolo Cariddi, Totò Ruggeri e Mario Pendinelli: al falso ideologico, reato già ipotizzato della Procura, adesso si aggiunge anche l’abuso d’ufficio in riferimento alla vicenda del ripascimento del Lido Atlantis di proprietà dello stesso Ruggeri.
La Procura muove nuove accuse anche nei confronti dell’ex consigliere Mario Romano, sempre inerenti l’ipotesi di reato di corruzione. Avrebbe – secondo gli inquirenti – garantito il superamento di concorsi Arpal e Sanità Service in cambio di denaro.