BARI – Cambiano gli scaglioni per il calcolo dell’Irpef ma l’addizionale regionale per ora non si tocca.
L’adeguamento lo impone il governo centrale e non si può fare altrimenti, la modifica va approvata entro il 31 marzo.
Da cinque si passerà a quattro scaglioni di reddito. Sino a 15mila euro l’addizionale sale da 1,23% a 1,33%. Dai 15 ai 28 mila euro passa a 1,43% con un incremento dello 0,2%, da 28 a 50mila euro si sale a 1,63% con un +0.4% e per i redditi dai 50mila in su la tassazione raggiungerà 1.85% con un incremento dello 0.6%.
Un passaggio che non sposta praticamente nulla sul contatore totale per le casse della Regione, giacché sono calcolate minori entrate per soli 60mila euro su 540 milioni di gettito totale. La scelta politica adottata dalla giunta è di calcolare una percentuale maggiore per i redditi da 50mila euro in su, piuttosto che sulle fasce inferiori. Quindi, in buona sostanza, per chi , ad esempio, ha un reddito di 75mila euro l’anno l’aggravio sarà di 19 euro all’anno. Mentre i redditi da 100mila euro pagheranno 47 euro in più all’anno. Niente di insostenibile. Il punto, però, è che in Commissione bilancio lo scontro politico si è concentrato sul fatto che l’addizionale regionale continua ad esserci. Questa – ha fatto notare il centrodestra – sarebbe stata l’occasione per abolire del tutto il balzello che, si ricorda, si aggiunge alla tassa imposta dal governo. Un modo per dare un segnale ai pugliesi, stretti da una pressione fiscale ed economica non certo di poco conto. Ma l’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese, è stato chiaro: ora no. “Avremmo voluto farlo ma togliere dal bilancio regionale 70milioni di euro non siamo in condizioni di farlo, non possiamo coprire quelle risorse attingendole altrove”.
Il gettito totale derivante dall’addizionale Irpef, come detto, è di 540 milioni di euro. Di questi 470 milioni circa servono alla sanità – fu proprio per questo che fu introdotta dopo l’ingresso della Puglia nel piano di rientro -; Proprio quei 67milioni di euro residui che non servono alla sanità sono ora oggetto di scontro politico. Per le opposizioni bisognava sottrarli e destinarli all’alleggerimento della pressione fiscale, cominciando ad operare una spending review sui consorzi, agenzie regionali e partecipate. Una posizione che anche il democratico Amati sposa, al punto da invocare l’abolizione della annuale sovvenzione ai consorzi di bonifica per recuperare quei 13 milioni di euro necessari per risparmiare l’addizionale Irpef ai cittadini con reddito inferiore ai 15mila euro.
La legge approvata a maggioranza in Commissione, dovrà affrontare la prova dell’aula entro il 31 marzo.