BRINDISI – Brindisi non può attendere oltre. I processi di deindustrializzazione sono già in stato avanzato, con gravissime ripercussioni economiche ed occupazionali. E’ il caso, ad esempio, dell’annunciata chiusura della centrale di Cerano, della mancata realizzazione di un nuovo gruppo di produzione energetica a turbogas, della crisi più che evidente del comparto aeronautico, dei mancati investimenti nella chimica green nell’ambito del petrolchimico, dei dubbi sul futuro del comparto farmaceutico e delle conseguenti crisi dei rispettivi indotti, con i rischi di chiusura per decine e decine di aziende del territorio.
A fronte di un quadro così preoccupante, stentano a partire nuovi investimenti. L’Enel, dopo la bocciatura del turbogas, aspetta segnali precisi da parte del Governo, anche in riferimento alla crisi energetica determinata dalla guerra in atto. Gli impianti di energia rinnovabile scontano i ritardi dei processi autorizzativi e non ci sono grandi interessamenti per quest’area del paese da parte di nuovi gruppi industriali. A fronte di tutto questo, non si registra un interesse diretto del Governo nazionale, così come invece è accaduto altrove.
Per Brindisi, infatti, ci sarebbero tutte le condizioni per parlare a chiare lettere di “area di crisi” ed invece gli scenari proposti sono quelli di un Contratto Istituzionale di Sviluppo da dividere tra ben 22 comuni ed una Zes che ancora non decolla. Pochissima roba rispetto alle reali esigenze del territorio. In un contesto di questo tipo si inquadra la visita che domani effettuerà a Brindisi il vice ministro allo Sviluppo Economico Pichetto Fratin che in Prefettura incontrerà sindaci ed esponenti delle associazioni datoriali e delle organizzazioni dei lavoratori. Un bel segnale di attenzione, ma la richiesta del territorio è quella di andare oltre. La politica dell’ascolto, infatti, si può dichiarare conclusa. Adesso si attendono solo fatti per Brindisi.
Mimmo Consales