LECCE- L’area dell’Osservazione breve intensiva è ciò che rende meglio l’idea di come le carenze della sanità scarichino qui tutto il loro peso: i pazienti dovrebbero restarci per massimo 44 ore, invece ci rimangono per 4-5 giorni. Siamo al pronto soccorso del Fazzi di Lecce, la vera trincea di tutto il sistema e anche la messa a terra delle sue criticità con una media di 250 accessi al giorno da gestire. È per capirne meglio funzionamento, problemi e potenzialità che in mattinata i due consiglieri regionali Paolo Pagliaro e Pier Luigi Lopalco, quest’ultimo anche ex assessore regionale al ramo, hanno effettuato un sopralluogo, guidati dal dott. Silvano Fracella, direttore dell’Unità operativa.
La buona notizia è che entro la prossima settimana sarà completato il trasferimento al Dea anche per i codici gialli e rossi. Lì sono già trattati, invece, i codici bianchi e verdi. Al Fazzi resterà solo la cosiddetta “area grigia”, cioè quella destinata ai pazienti positivi al Covid o sospettati di esserlo. La cattiva notizia è che gli spazi nuovi e adeguati, attesi da tanto tempo, non risolveranno buona parte delle criticità esistenti: “Gestire spazi più ampi significa anche avere le risorse umane. Ora è come se avessimo quattro Ferrari e un solo pilota“, dice Fracella.
L’elenco è lungo, ma i problemi del pronto soccorso sono essenzialmente di tre tipi. Il primo è che serve personale: la dotazione organica prevede 33 medici, ce ne sono solo 21. Nemmeno con i concorsi si riesce a coprire il fabbisogno, perché in pochi ormai vogliono lavorare su questa frontiera. Avere più personale, almeno sei camici bianchi in più, consentirebbe anche di aprire un secondo ambulatorio per i codici bianchi e verdi, dove si registrano le attese più lunghe, anche di 6-7 ore.
Il secondo problema riguarda la carenza di posti letto nei reparti: se non si liberano lì, i pazienti che arrivano al pronto soccorso sono costretti a rimanerci per giorni. I positivi al Covid, ad esempio, restano in media una settimana nella cosiddetta “area sporca” dedicata, perché non ci sono posti in Malattie infettive e in Pneumologia. L’altro nodo, invece, attiene alle carenze della sanità territoriale, una tra tutte l’assenza di ospedali di comunità che prendano in cura i pazienti geriatrici o i casi meno gravi. Saltando quel filtro, si provoca l’intasamento.
Durante il sopralluogo, i due consiglieri hanno ascoltato medici e pazienti. Il prossimo passo sarà la richiesta di un’audizione del personale direttamente in Regione.
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