TARANTO- L’aria di Taranto? Oltre i limiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La denuncia, dati alla mano, arriva ancora una volta dal presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, che ha elaborato con il software Omniscope idati relativi alle centraline Arpa di via Orsini e via Machiavelli (quartiere Tamburi) e di Via Alto Adige (a 6 km dall’ex Ilva).
Il nuovo scossone arriva mentre tutta la città è in attesa da giorni della sentenza del Consiglio di Stato, che dovrà decidere se spegnere l’area a caldo del siderurgico come ordinato dal sindaco Rinaldo Melucci e deciso anche dal Tar di Lecce.
Dal pecorino alla diossina, l’atto primo della lunga storia che ha portato all’inchiesta Ambiente Svenduto e alle condanne di maggio, fino agli ultimi dati, Peacelink ha tenuto sempre alta l’attenzione sul tema, anche viaggiando controcorrente. Quello che emerge oggi è il superamento degli standard internazionali relativi alle polveri sottili (PM2,5 e PM10), che causano problemi e tumori alle vie respiratorie, e al biossido di azoto (NO2).
Dal report si evince che la media annuale del PM2.5, che per l’Oms non dovrebbe eccedere i 10 microgrammi a metro cubo, è risultata di 16.10 nella centralina di via Orsini, di 12.08 in quella di via Machiavelli e di 11.65 in via Alto Adige.
Il Pm10, che non dovrebbe eccedere i 20 microgrammi a metro cubo, è in concentrazioni pari a 30,23 in via Orsini, 24.39 in via Machiavelli e 21.95 in via Alto Adige.
Infine, la media del biossido di azoto, che non dovrebbe superare la soglia di 40 microgrammi, raggiunge il picco di 50,87 ai Tamburi (è di 50.87 in via Orsini, 41.85 in via Machiavelli e 45.78 in via Alto Adige).
Di fronte «al fatto – conclude Marescotti – che tutti gli studi predittivi (VDS-Valutazione del danno sanitario e VIAS-Valutazione impatto ambientale e sanitario) indicano un rischio cancerogeno inaccettabile per l’ex Ilva e che i dati dell’anagrafe comunale evidenziano eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale se confrontati con quelli più lontani, emerge la necessità di reclamare aria pulita, in particolare per i bambini di Taranto, conforme a ciò che è richiesto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».