LECCE- “Avevo istinti omicidi anche durante i turni di tirocinio in ospedale”, è quanto avrebbe dichiarato Antonio de Marco in carcere, dove ha iniziato un percorso con gli psichiatri. Incontri periodici che il reo confesso dell’omicidio di Eleonora e Daniele ha acconsentito a seguire e che potrebbero portarlo a rivelare il movente del massacro, ancora, secondo gli inquirenti e gli avvocati, non rivelato. A rilasciare quindi una confessione piena sul movente reale, innanzituto, ma anche sul vero significato di quelle frasi abbozzate, scritte a mano quasi convulsamente con una penna nera, trovate sui bigliettini persi per strada durante la fuga.
Una lista delle azioni da seguire, comandi e raccomandazioni a sé stesso: “ scendi alla fermata” “in diagonale poco prima del bar” “passare velocemente sul muro alto a sx “accendere tutti i fornelli” “metti l’acqua a bollire” “1 ora, 1 ora e 15, 15 minuti di controllo generale” “acqua bollente” “lei:” “fascette” “sciolgiere scarpe“,
e la più inquietante: “scrivere sul muro“. Quale era il messaggio che il 21 enne voleva lasciare? E a chi era rivolto? Le rivelazioni di De Marco durante gli interrogatori non convincono. I suoi stessi genitori, durante il colloquio, lo hanno invitato a raccontare tutta la verità. “Saremo sempre i tuoi genitori, non avere paura” sono state le loro frasi.
Intanto il legale di De Marco, l’avvocato Andrea Starace, ha depositato in queste ore un’istanza con la quale ha chiesto al pm Maria Consolata Moschettini la possibilità per i genitori di sgomberare la stanza occupata dal ragazzo nell’appartamento di via Flaming e per la quale continuano ancora a pagare l’affitto. In Procura è stato invece depositato tutto il contenuto dei computer, pen drive e cellulare estrapolato durante la consulenza. Ora toccherà ai Ris esaminarlo nei dettagli.
M. Cos.