PISIGNANO- C’è un primo indagato al momento, ma potrebbe non essere l’unico in futuro, per la morte di Simone Martena, il 34enne di Squinzano deceduto mercoledì mattina mentre lavorava nel cantiere del gasdotto Snam, a Pisignano. Sul registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo, è stato iscritto il nome dell’operaio che era alla guida del mezzo cingolato che lo ha travolto: un atto dovuto, in vista dell’autopsia il cui conferimento dell’incarico al medico legale Alberto Tortorella sarà formalizzato sabato mattina. A seguire l’esame autoptico ci saranno almeno due consulenti, uno nominato dalla pm Valeria Mignone, l’ingegnere Lelly Napoli, e l’altro dalla famiglia della vittima, l’ingegnere Antonio Vernaleone. 
Loro compito sarà anche quello di provare a ricomporre l’esatta dinamica dell’incidente mortale. Le prime ricostruzioni effettuate nelle ore immediatamente successive al decesso avrebbero trovato riscontro anche nelle parole di cinque colleghi di Simone Martena, presenti nel cantiere e ascoltati in mattinata come persone informate sui fatti dal personale dello Spesal della Asl di Lecce. In sostanza, il giovane operaio, dipendente della Max Streicher spa, azienda appaltatrice dei lavori per conto di Snam, si trovava nello spazio di manovra del mezzo, spazio che – in base alla normativa sulla sicurezza – doveva essere, invece, libero. Il mezzo pesante stava procedendo per spostare un gabbiotto utilizzato per effettuare le saldature tra i vari tubi. Il 34enne camminava accanto o davanti alla macchina, cercando, a quanto pare, di tenere stabile il gabbiotto attraverso una corda, per evitare un eccessivo rullio o beccheggio che il forte vento avrebbe potuto causare. In un tratto in cui la carreggiata si è ristretta, Simone è entrato in contatto con questa pesante macchina, probabilmente dopo essere scivolato in un punto in cui si erano accumulati grumi di terra. Sarebbe rimasto, dunque, incastrato nei cingoli, che gli avrebbero strappato la gamba destra. L’amputazione dell’arto e le gravi lesioni da schiacciamento anche del bacino lo hanno portato alla morte in pochi minuti.
Questa prima dinamica, ovviamente, dovrà essere riscontrata punto per punto. L’unica certezza è che il lavoratore non doveva morire e non doveva trovarsi così vicino al cingolato. Le indagini, dunque, dovranno accertare perché stesse lì e se ci sono altre responsabilità: va ancora individuata la figura del capocantiere e di chi avesse il compito di coordinare i lavori in quella fase, fermo restando che durante lo spostamento di un mezzo solitamente non ci sono funzioni ben prestabilite al contrario delle fasi di saldatura, che in questo caso sarebbero state successive.
Dopo il sequestro dell’area di cantiere e delle macchine, si sta procedendo, inoltre, all’acquisizione della documentazione relativa al funzionamento del macchinario e alle procedure per quel tipo di lavoro.