SALENTO – In questo ultimo fine settimana di lockdown quasi totale, gli occhi sono puntati sulla curva che continua a scendere, registrando il minimo storico da fine febbraio, cioè dall’inizio dell’emergenza. E sono puntati lì perché si teme che quella linea possa tornare a impennarsi dopo l’allentamento delle restrizioni a partire dal prossimo lunedì. Nel Salento, in giornata, “tengono” le province di Lecce, con più due nuovi casi per un totale di 489, e di Taranto, con più tre positivi per complessivi 261 in due mesi, ma preoccupa ancora Brindisi, dove, invece, se ne registrano 11 in più a fronte dei 27 di queste ore in tutta Puglia (anche tre a Bari, uno nella Bat, sei a Foggia) risultati da 1.832 tamponi registrati.
Proprio a Brindisi, nel mese di aprile si è registrata una accelerazione nei contagi, la più veloce nelle province salentine, arrivando in poche settimane a 577 casi, terzo territorio più colpito in tutta la regione dopo Bari (1316 totali) e la Capitanata (1050). Qui continuano a tenere banco i casi di positività soprattutto tra il personale dell’ospedale Perrino. Per i direttore generale della Asl, Giuseppe Pasqualone, “può capitare che qualcuno degli operatori sanitari si infetti”, in quanto “siamo di fronte a un’emergenza sanitaria che stiamo imparando a gestire” e “ci sono reparti come quello di Malattie infettive, che hanno maggior dimestichezza con tutte le procedure di vestizione-svestizione, utilizzo di dispositivi e gestione di casi sospetti” e altri no.
Il nodo, tuttavia, sta in altro ed è in come tutte le strutture sanitarie hanno imparato a gestire quel rischio, che non si annulla mai totalmente, ma può essere attenuato attraverso procedure ben precise. Al Perrino quelle misure sono state più volte oggetto di critica sin da subito da parte dei sindacati di medici e infermieri, poiché – a causa della conformazione strutturale dello stesso nosocomio che proprio per questo è stato ritenuto non congruo per essere centro di riferimento per l’emergenza – era evidente sin da subito che non era possibile gestire percorsi Covid in maniera più o meno sicura, separandoli dagli altri, tanto che nei giorni scorsi la stessa Asl ha dovuto resettarli per cercare soluzioni più appropriate. Un problema serio, a maggior ragione alla luce dei numeri sui dispositivi di protezione individuale annunciati dallo stesso manager: “La Farmacia dell’ospedale Perrino distribuisce a tutti gli operatori migliaia di dpi. Ogni giorno vengono consegnate circa 500 tute e nei primi venti giorni di aprile sono state distribuite tra Perrino e territorio 110mila mascherine chirurgiche, 16mila ffp2 e quasi 6mila ffp3”. Dalla prossima settimana partirà, inoltre, un nuovo protocollo sanitario con una esecuzione dei tamponi con periodicità differenziata in base al livello di rischio degli operatori sanitari.
La Puglia, con l’ordinanza del presidente Michele Emiliano, ha già allentato un po’ la presa delle restrizioni, ma, come fatto sapere dal governatore, se la situazione torna a peggiorare si è pronti a tirare di nuovo la cinghia e imporre nuove chiusure. Si dovrà capire anche quanto potranno pesare gli ulteriori rientri dal nord previsti a partire da lunedì: stando ai dati diffusi dalla Regione, dei 30mila pugliesi rientrati da altre regioni dall’inizio dell’emergenza, 200 erano positivi. E questo, ovviamente, ha provocato contagi a cascata anche tra i loro familiari.
Sfondata la soglia di 4mila casi, precisamente 4099 da metà febbraio, attualmente ci sono ancora 2947 positivi, l’80 per cento dei quali (1882) curati a domicilio e 467 ricoverati in ospedale, dove il 2 per cento dei pazienti è in terapia intensiva. Sono 731 i guariti, ma anche 421 i deceduti, 61 quelli leccesi. Nelle ultime ore, si sono registrati altri sei decessi, tra Bari e Foggia.