SALENTO- Mai come in questo momento la solidarietà salentina si dimostra essere la migliore medicina contro il coronavirus. Uno dei tanti esempi è quello della stilista gallipolina Irene Coppola che lo scorso 10 marzo, con un’idea lanciata su Facebook ha iniziato a produrre mascherine in quantità industriale. Ma, soprattutto, ha rinunciato al compenso: vengono donate a chi ne ha più bisogno, nei giorni in cui trovarle nei negozi è diventata un’impresa. In particolare, la stilista salentina ha ideato delle mascherine realizzate con una tipologia particolare di tessuto, la pelle d’uovo, che le rende sterilizzabili e dunque riutilizzabili se bollite. Presto però questa idea ha influenzato altri come l’azienda di Salvatore Tramacere che ha deciso di sospendere la produzione di divani per produrre mascherine,naturalmente gratis.
E sembra che l’iniziativa stia riscuotendo tantissimo successo. E ancora lo stilista Leo Amato ha voluto dare un senso a questa quarantena forzata, mettendo a disposizione la sua professione. Con stoffa ed elastici, ha pensato di fare cento mascherine, che nella giornata di oggi ha donato a medici ed infermieri del reparto malattie infettive dell’Ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina. “Mi voglio rivolgere in particolar modo a tutte le sarte ed i sarti della Città -si legge in un suo post- costruite mascherine e donatele, se avete la possibilità. Nel vostro piccolo, sarà il vostro grande gesto d’affetto per l’Italia”.
Lo sa bene anche il titolare di un’altra azienda salentina Pierluigi Gaballo e le sue operaie che proprio nelle scorse ore sono riusciti a consegnare 100 mascherine in ospedale.
Piccoli gesti, forse, ma che in un momento come questo sono di vitale importanza. Il Salento tutto, dimostra ancora una volta di essere una grande famiglia.