LECCE- Sarebbe arrivato a puntarle una pistola contro per sottrarle il cellulare; a speronare con la sua l’auto di lei; a commissionare ad un amico il compito di aggredirla e rubarle il telefono per controllare le sue relazioni; a piazzarle un gps sulla vettura per monitorare ogni suo spostamento; una volta tornati insieme, a registrare ogni rapporto sessuale con una telecamera nascosta piazzata di fronte al letto, per poi, interrotta la relazione, minacciarla di diffondere i video se si fosse rifiutata di tornare insieme a lui. Un incubo di persecuzione durato un anno e mezzo quello subito da una ragazza leccese di 30 anni per mano del suo ex, G.D.V., 59enne di Merine, che risponde anche di danneggiamento aggravato e di tentata estorsione aggravata. L’uomo, difeso dall’avvocato Stefano Prontera, è stato arrestato in mattinata dalla Squadra Mobile, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Cinzia Vergine su richiesta del pm Luigi Mastroniani.
Nove le querele presentate dalla giovane donna, a partire da ottobre 2018, dall’episodio della pistola puntata contro; sei di queste querele nell’arco di un solo mese, l’ultimo, dopo che a Natale il 59enne ha, con la propria auto, sfondato più volte quella della ragazza, parcheggiata su pubblica strada. Non si sarebbe risparmiato in nulla, lui, attribuendo ad un’amica di lei la fine della loro relazione: pedinamenti; telefonate insistenti; avrebbe raggiunto più volte la donna sul suo posto di lavoro, pretendendo di parlarle; si sarebbe piazzato più volte sotto casa sua, lasciandole un bigliettino sull’auto e, non ricevendo risposta, usando parole significative: “Fammi andare carcerato prima che succeda qualcosa di grave a te e alla tua amica, sarebbe la tua e la mia salvezza”.
In altre occasioni sarebbe stato anche più esplicito: “Se non stai con me ti brucio casa”, “ti ammazzo”, “non finisce qui”.
In un lungo sms inviato lo scorso gennaio e per gli inquirenti dal valore di una confessione, l’uomo, nel chiederle di ritirare la querela, ha ammesso gli errori, tra cui quello di aver filmato senza il consenso della donna i loro momenti intimi; di averle piazzato il gps per controllare i suoi spostamenti.
“Gelosia e possessività sfociata in minacce e molestie non solo fisiche ma anche e soprattutto verbali”: questo il quadro delineato nell’ordinanza di custodia cautelare ed emerso da indagini consistite in annotazioni di servizio, ascolti, perquisizioni e sequestri.