LECCE – Esattamente un anno fa, la difesa di Giovanni Camassa chiese la revisione del processo basandosi su un nuovo elemento, un altro Dna. Ma non servì. Ora si attende il 20 marzo, quando la Cassazione deciderà se annullare o meno la decisione della Corte d’Appello. Il caso è quello dell’omicidio, efferato, di Angela Petrachi, giovane mamma di due bambini, di Melendugno, violentata e uccisa alla fine di ottobre del 2002. L’assassino si accanì anche sul corpo senza vita della vittima. Nel 2003, fu arrestato il trattorista Giovanni Camassa, ma nel 2007 il verdetto in primo grado fu di assoluzione “per non aver commesso il fatto”.
Nel 2012, in Appello, la sentenza fu ribaltata con una condanna all’ergastolo per omicidio aggravato, violenza sessuale e vilipendio di cadavere. Sentenza confermata in Cassazione. L’anno scorso, l’avvocato Ladislao Massari, che rappresenta Camassa, ha chiesto la revisione del processo alla Corte d’appello di Potenza e ha depositato il nuovo elemento, ovvero la “comparsa” di un dna diverso da quello del suo assistito. Ma l’istanza fu rigettata e il legale presentò ricorso in Cassazione. È questa la decisione che si attende, mentre su Facebook è nato un gruppo, creato da un nipote di Camassa, che proclama l’innocenza dello zio e che chiede aiuto per cercare il vero colpevole.
“Quello che chiediamo non è che Camassa venga giudicato innocente, ma che si riapra il procedimento per rivalutare la sua posizione alla luce dei nuovi elemeni” dice l’avvocato Massari.