LECCE- Mentre il processo ai vertici della multinazionale Tap e delle aziende che hanno eseguito i lavori si aprirà a maggio, nelle prossime ore alla sbarra tornernanno 25 attivisti noTap, accusati di essersi opposti in vario modo all’istituzione della zona rossa, nel novembre 2017. L’inchiesta porta la firma del pm Maria Rosaria Micucci.
I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di manifestazione non preavvisata; danneggiamento (per aver divelto una telecamera dell’infopoint di Tap); violenza privata e minaccia, per aver impedito il transito di un’auto della vigilanza Alma Roma aprendo portiere e bagagliaio, saltando sul cofano e urlando al conducente presunte minacce di morte o per essersi seduti a terra impedendo il passaggio ad un camion della multinazionale; poi ancora ci sono accuse di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di agenti in borghese di Squadra Mobile e Digos.
Contro gli attivisti saranno ascoltati dieci testimoni, tra cui Michele Mario Elia, ex country manager di Tap, tra i 19 imputati nel processo di maggio. Dalla citazione diretta a giudizio a carico di questi ultimi, notificata nelle scorse ore, però, emerge un dettaglio non da poco: la realizzazione della zona rossa, contro la quale gli attivisti hanno manifestato quel 13 novembre 2017, per un altro pm della stessa Procura di Lecce, Valeria Farina Valaori, sarebbe da considerarsi abusiva. E in effetti, sei imputati, tra cui lo stesso Elia e Gabriele Lanza, project manager della società, dovranno difendersi dalle accuse di aver eseguito opere in assenza di autorizzazioni, di danneggiamento e interventi edilizi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e dichiarata di “Notevole interesse pubblico”. In particolare, in sei sono accusati di aver estirpato macchia mediterranea per realizzare uno spianamento e aver realizzato la recizione per consentire l’espianto di ulivi, in assenza della Valutazione di impatto ambientale (considerata illegittima) e comunque in violazione delle prescrizioni imposte e in mancanza di autorizzazioni, “non essendo tale l’ordinanza prefettizia” di istituzione della zona rossa.
Per giovedì mattina, il movimento noTap annuncia “l’intenzione di presenziare con rispetto e fermezza all’udienza a garanzia di una giustizia che sull’argomento TAP nei tribunali di Lecce sembra avere due pesi e due misure”, dice.
“Gli attivisti – aggiungono – hanno più volte denunciato il modo di agire della multinazionale, ma chi ha cercato di mettere in luce queste violazioni e di ostacolare la devastazione in atto ha dovuto subire multe pesantissime, fogli di via, denunce di tutti i tipi, e ora i processi. Un nutrito schieramento di forze dell’ordine è stato disposto a garanzia della continuazione dei lavori, non certo per impedire gli espianti degli ulivi” che risulterebbero non autorizzati o l’inquinamento della falda che sarebbe stato causato dal cantiere. “Solo a danno avvenuto – continuano – la magistratura si è mossa contro TAP con un processo che inizierà a maggio e che sorprendentemente ha visto costituirsi parte civile anche il Ministero dell’Ambiente, cioè lo stesso Ministero che il 12 settembre scorso ha concesso alla multinazionale Tap la proroga di oltre due anni della scadenza della Valutazione di impatto ambientale”.
t.c.