LECCE – La Soprintendenza è stata condannata dal Consiglio di Stato ad esibire alla società Theutra gli atti dell’affidamento in favore dell’associazione Swap-museum del servizio di gestione della porzione del Castello Carlo V di proprietà demaniale e a corrispondere le spese legali per un importo di € 3.000.
E’ stata accolta dunque la tesi dell’Avv. Luigi Quinto nell’interesse della società che gestisce, su incarico del Comune di Lecce, l’altra porzione del castello cinquecentesco e che con svariate istanze aveva chiesto alla Soprintendenza di conoscere le modalità di affidamento della parte residua di competenza demaniale.
Gli atti di affidamento non risultavano infatti consultabili attraverso i canali telematici ed avevano portato alla individuazione di un soggetto privato che riceveva per l’attività svolta un corrispettivo di € 3,00 per ogni accessodi utenti, a fronte della messa a disposizione durante la visita di un tablet.
La circostanza era apparsa poco trasparente alla società Theutra che aveva dichiarato, in qualità di soggetto gestore di una parte del medesimo contenitore culturale, la propria disponibilità all’effettuazione di quei servizi senza alcun costo aggiuntivo per l’utenza.
La Soprintendenza, nel corso del giudizio, ha confermato la propria volontà di impedire l’accesso alla documentazione concernente l’affidamento per la gestione dei propri spazi, adducendo un presunto difetto di legittimazione della società Theutra per non essere iscritta negli elenchi dai quali era stato attinto il nome dell’associazione assegnataria. Nel tentativo di opporsi all’ordine di esibizione del Giudice, la Soprintendenza ha ostacolato l’attività del commissario ad acta nominato dal TAR, impedendogli di accedere alla documentazione, così rinviando l’adempimento ad una data successiva alla sentenza del Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato ha però censurato l’operato della Soprintendenza rilevando come sia “senz’altro riscontrabile la sussistenza, in capo all’istante, di un interesse qualificato, diretto, attuale e concreto alla conoscenza della richiesta documentazione”, ciò in quanto, ha aggiunto il Giudice Amministrativo, “la ricorrente si è dimostrata disponibile ad effettuare, nei giorni non calendarizzati, le visite private presso i nuovi spazi del Castello consegnati alla città. Dunque, essa vanta una sicura legittimazione all’ostensione della chiesta documentazione, in quanto soggetto aspirante allo svolgimento del medesimo servizio svolto dall’associazione Swapmuseum”.
Il comportamento della Soprintendenza – ha dichiarato l’Avv. Quinto – si è posto in contrasto con il principio di trasparenza, definito dai Giudici “principio generale dell’ordinamento, ispirato al contemperamento delle esigenze di celerità ed efficienza dell’azione amministrativa con i principi di partecipazione e di concreta conoscibilità dell’esercizio della funzione pubblica da parte dell’interessato, e basato sul riconoscimento del principio d pubblicità dei documenti amministrativi”. L’auspicio è che la società Theutra, che gestisce una parte del Castello perché vincitrice di una procedura ad evidenza pubblica, e la Soprintendenza, titolare degli ulteriori spazi del maniero, possano dialogare per fornire un miglior servizio all’utenza, valorizzando il contenitore simbolo della città.