MELENDUGNO – Non solo Tap, anche i lavori per la realizzazione del metanodoto Snam sono in dirittura d’arrivo. E mentre per il primo la multinazionale può riprendere quanto già aveva avviato a San Basilio da un momento all’altro (l’ordinanza del sindaco che lo impediva è decaduta il 27 novembre scorso), per il metanodotto Snam la data di avvio lavori è certezza: il prossimo 12 gennaio.
La società Snam Rete Gas ha inviato nelle scorse ore la comunicazione di avvio lavori alla Regione Puglia, al Ministero dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente e a tutti i Comuni direttamente interessati.
Il metanodotto, lo ricordiamo, dovrà collegare il gasdotto della multinazionale svizzera Tap alla sua rete nazionale, nel punto di interconnessione previsto a Mesagne.
È un serpentone lungo 55 chilometri, da Melendugno a Brindisi. I Comuni interessati, presso i quali sono stati depositati il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale per la prima volta nel 2015, sono nove: Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Lecce, Surbo, Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Brindisi.
Il tubo, tramite il quale dovrà essere immesso nella rete nazionale il metano in arrivo dall’Azerbaijan, attraversa le campagne e si sviluppa entro un raggio di 5 chilometri da diversi Siti di importanza comunitaria, come Le Cesine, Torre Veneri, l’Aquatina di Frigole, Rauccio e Bosco dei Lucci.
Un progetto contrastato prima e su cui la Regione Puglia fino allo scorso 9 marzo ha confermato le criticità. In quella data nelle determinazioni del dirigente “Sezione autorizzazioni ambientali” sul metanodotto vi era un lungo elenco di nodi da sciogliere. Questioni non da poco.
Il più importante attiene all’espianto, trasporto e reimpianto di tutti gli ulivi, migliaia, presenti lungo il tracciato. “Non c’è alcun elaborato che indichi l’ubicazione delle piante di olivo pre e post operam” scriveva il dirigente, dichiarando la prescrizione A11 “non ottemperata”.
Stesso discorso, ossia “documentazione non esaustiva”, per la prescrizione (A.8) che impone interventi di mitigazione dell’impatto paesaggistico, come il mascheramento delle opere con fasce arboree e arbustive. Idem per quella (A.13) per cui è necessario predisporre una progettazione esecutiva per tutela e ripristino di biodiversità e paesaggio rurale (muretti a secco, pagghiare, specchie).
Anche sul rischio sismico (A.2.) non c’era approvazione: le verifiche prescritte dal Ministero relativamente agli interventi di ampliamento del terminale di Brindisi -stando alle determinazioni della Regione- risultavano prive di riscontro.
Non era passata neppure la prescrizione n. A.7 sul rischio idraulico. Negli elaborati, infatti, “è riportato genericamente che le lavorazioni saranno effettuate nei periodi di magra” -si legge- considerazione non sufficiente “nell’ipotesi di un eventuale evento di piena che potrebbe aggravare la pericolosità idraulica delle attuali aree contermini”.
Veniva dichiarata ottemperata, invece, solo la prescrizione (A.3) relativa alle indagini geofisiche condotte sulle aree prossime a forme carsiche, per verificare la tenuta di eventuali crolli.
Dal giorno in cui la Regione Puglia ha rilevato queste citicità sono trascorsi 9 mesi. Adesso Snam comunica di essere pronta a partire con i lavori.