LECCE – L’inchiesta della Guardia di Finanza sull‘assegnazione di case popolari a Lecce in cambio di voti lo scorso 7 settembre è sfociata nei domiciliari per 5 soggetti. Tra questi anche l’ex assessore al Traffico dell’era Perrone, Luca Pasqualini: per lui la Procura però torna a chiedere l’arresto in carcere così come aveva già fatto in principio, quando il giudice per le indagini preliminari ha invece optato per i domiciliari.
Non solo per Pasqualni, i sostituti procuratori Licci e Carcducci hanno proposto ricorso davanti al Tribunale del Riesame chiedendo l’arresto anche per altri 3 indagati. Si tratta di Monica Durante e Monia Gaetani (entrambe con obbligo di dimora) e Diego Monaco (quest’ultimo indagato insieme ad altre 33 persone, tutte ritenute dai finanzieri beneficiarie indebite di alloggi popolari o coinvolte nella raccolta dei voti in campagna elettorale).
Pasqualini, il primo ad essersi dimesso dall’attuale ruolo di consigliere comunale, nel capo d’imputazione viene indicato come interlocutore privilegiato all’interno dell’amministrazione di appartenenti a contesti della criminalità organizzata, e in particolare al clan di Pasquale Briganti e Roberto Nisi e di soggetti vicini a questi dai quali otteneva sostegno elettorale nel corso delle amministrative 2012. Deve rispondere anche di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio falso ideologico in atto pubblico aggravato, tentato abuso d’ufficio. È accusato anche di aver ottenuto prestazione sessuali da una donna, anche lei in attesa di un alloggio popolare.
Il suo avvocato, Giuseppe Corleto, valuterà nelle prossime ore il da farsi. “Ci difenderemo -dice- in sede di Riesame”.