Incendi d’auto e manifesti: così la mafia si mette in mostra. “La svolta” prende le distanze: noi opposizione priva di macchie

SURBO- Entro fine mese sarà depositato al Tar Lazio il ricorso degli ormai ex amministratori di Surbo, ma, al di là di come andrà a finire la battaglia giudiziaria sullo scioglimento del Consiglio comunale, c’è un dato serissimo che emerge dalla relazione del prefetto di Lecce alla base del provvedimento di Mattarella. Ed è il riferimento alla criminalità che non solo alza la testa, ma si sente così forte da ostentare il suo potere, da voler mettersi in mostra, senza alcun bisogno di inabissarsi più di tanto.

L’informativa dei carabinieri riporta in particolare due episodi avvenuti la scorsa estate, ciò che sottolineerebbe “la presenza di una sottocultura ben radicata di illegalità”. Il primo riguarda l’attentato incendiario con danneggiamento dell’auto del nuovo comandante della stazione dei carabinieri di Surbo, nella notte del 30 agosto, nelle vicinanze della casa dove lo stesso militare risiede con la famiglia. Il secondo, invece, attiene alla commemorazione del boss Salvatore Caramuscio ad un anno dalla sua morte. Già durante i funerali, un applauso accompagnò l’uscita del feretro dalla chiesa.

Nello scorso settembre, i carabinieri hanno accertato la presenza in via IV Novembre di un furgone parcheggiato, con un pannello 2,5 per 5 metri ritraente il volto del boss e alcune frasi commemorative. I militari lo fecero rimuovere subito: “Scaramau”, com’era conosciuto, è considerato uno dei capi storici della Sacra Corona Unita, all’ergastolo per omicidio dopo essere stato uno dei latitanti più pericolosi d’Italia.

Questi sono considerati dagli investigatori segnali evidenti “della volontà della criminalità locale di palesare la presenza mafiosa sul territorio, rendendo esplicito il lievitare del potere dell’associazione a livello locale e non solo”. Il gruppo del nord Salento farebbe capo ad Antonio Pellegrino, noto come “lu zu Peppu”, squinzanese di 44 anni. Il sodalizio è ritenuto attivo a Squinzano, Campi Salentina, Trepuzzi e anche Surbo e sul suo rilievo criminale, oltre che le indagini confluite nell’operazione “Vortice deja vu” del 2016, ci sono anche le parole di un collaboratore di giustizia brindisino che, in un interrogatorio avvenuto nel marzo 2011, ha riferito: “preciso che il clan Pellegrino è molto rispettato in quell’area, lo paragonerei al rispetto che su Mesagne nutrono per noi; faccio tale precisazione per far capire quanto siano radicati nella società civile e nel tessuto imprenditoriale, oltre che nell’amministrazione comunale e in tutti questi ambiti potrei dire che si muovono come meglio credono”.

Il prefetto nella sua richiesta di scioglimento non ha risparmiato nessuno, neppure un esponente dell’opposizione consiliare, che a suo avviso si sarebbe servito della lotta alla mafia, pur essendo in rapporti con frange criminali, solo per legittimare un salto politico. A prendere le distanze è Martina Gentile, giovane consigliera a capo del progetto politico “la Svolta”, “forza di opposizione in consiglio – rimarca – lontana da ogni possibile contiguità, priva di qualsivoglia macchia”. 

 

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