Ceneri di Cerano alla Colacem: Procura vigile, ma l’inchiesta per ora non si allarga

GALATINA- L’inchiesta che ha portato al sequestro di Cerano al momento resta circoscritta a Brindisi e Taranto e non verrà estesa anche alla Colacem di Galatina, come i sindaci della zona hanno richiesto alla Procura. Lo avevano fatto perché le stesse ceneri vendute da Enel alla Cementir di Taranto e che, a detta degli inquirenti, sono contaminate da sostanze inquinanti sono arrivate anche al cementificio leccese, che dalla centrale Federico II si rifornisce per questo materiale da impiegare nel suo ciclo di produzione. A chiarire come si procederà è Elsa Valeria Mignone, procuratore aggiunto, a capo del pool ambiente della Procura: “Adesso siamo in una fase di rinnovo dell’Aia, quindi non sappiamo quali saranno le attività effettivamente esercitate dalla Colacem. Sicuramente, nel momento in cui ci dovesse essere un impatto sul territorio nella sua attività di gestione, il controllo dell’autorità giudiziaria, inteso come controllo della qualità ambientale, potrebbe estendersi certamente”.

Si attenderà, dunque, la chiusura della procedura sul rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale a Colacem, che nel frattempo è ferma da due mesi. Tuttavia, durante la conferenza di servizi convocata nelle scorse ore all’interno dello stabilimento, Arpa ha comunicato che provvederà da sé a fare delle analisi, poiché, come confermato da Roberto Bucci, a capo del dipartimento di Lecce, “subito dopo le notizie relative all’inchiesta giudiziaria si è verificato che effettivamente quelle ceneri, con gli stessi codici, sono giunte a Galatina”. È il motivo per cui nei prossimi giorni si terrà una riunione operativa tra il dipartimento leccese e quello brindisino di Arpa, per capire quali sono i metodi di analisi impiegati, al fine di rendere l’attività ripetibile anche su Colacem.

 

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