LECCE- È stato presentato ad una vasta platea di sindaci della provincia di lecce il progetto Minore, acronimo di monitoraggi idrici non obbligatori a livello regionale, con il quale l’Asl di Lecce intende, è proprio il caso di dirlo, scavare a fondo nei pozzi del salento e conoscere esattamente cosa scorre nel sottosuolo, che acqua beviamo e usiamo per l’irrigazione, quali sono i rischi per la salute e l’ambiente?
Una sfida che deve necessariamente partire dalla collaborazione istituzionale e che vede in campo il dipartimento di prevenzione ma anche la magistratura , rappresentata dal sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone del pool reati ambientali. L’obiettivo è quello di analizzare l’acqua in un campione significativo degli oltre 13 mila pozzi autorizzati, e se ne stimano altrettanti abusivi, che pescano dalla falda idrica del salento. Entro il 2018 di dovrebbe riuscire a classificare lo stato del rischio dei corpi idrici sotterranei. La Direzione Generale ASL Lecce, ha inoltre intenzione di chiedere alla Regione Puglia l’aumento del numero di fitofarmaci ricercati nelle acque sotterranee, ampliando le analisi aggiungendo ulteriori 40 pesticidi che non vengono attualmente monitorati nelle acque del Salento.
Tra questi il Glifosate ed i suoi metaboliti AMPA e Glufosinate d’Ammonio, erbicidi molto utilizzati dagli agricoltori salentini, anche per contrastare la specifica criticità territoriale rappresentata dall’emergenza Xylella. Tutto parte naturalmente dai dati epidemiologici allarmanti sulle neoplasie polmonari e i tumori vescicali che colpiscono le popolazioni salentine, sui quali però il direttore generale smorza i toni.
Un lavoro di vasta portata che Sul versante della metodologia è stato predisposto dal Dipartimento di Prevenzione guidato da Giovanni De Filippis. Costerà 420mila euro, cofinanziati tra Regione Puglia e Asl: soldi pubblici da spendere (bene) per scoprire finalmente che cosa scorre sotto i nostri piedi.