UGENTO- Chi pagherà la bonifica dei veleni di Burgesi? Il rischio è che si scarichi sulle casse pubbliche un inquinamento provocato da privati. Il Dipartimento di Ecologia della Regione Puglia convocherà, al massimo entro l’inizio della prossima settimana, il tavolo con Comune di Ugento, Provincia di Lecce e gli altri attori coinvolti, per capire come affrontare i nodi sul tavolo, nodi che sono tanti, intricati e valgono un fiume di soldi.
C’è un solo indagato per questi fatti ed è Gianluigi Rosafio, che si è autoaccusato di aver sepolto nel terzo lotto della discarica, nel 2000, 600 fusti contenenti Pcb, che è un potente cancerogeno. Lui in qualità di autotrasportatore, di esecutore materiale. Nessun altro è stato iscritto sul registro degli indagati, nonostante Rosafio abbia rivelato i nomi degli imprenditori per conto dei quali, da Seclì a Ugento, avrebbe trasportato quei fusti che sulla carta dovevano contenere solo fanghi assimilabili a rifiuti solidi urbani.
Per lo smaltimento illegale di altri bidoni uguali nelle campagne intorno a Burgesi, Rosafio è già stato condannato in passato in via definitiva per traffico illecito di rifiuti. Stavolta, però, il conferimento sarebbe avvenuto in un sito con tanto di gestore privato. Fatti troppo vecchi, secondo la Procura, per continuare le indagini, che andrebbero, dunque, archiviate. Spetta al gip stabilire se far chiudere l’inchiesta senza ulteriori approfondimenti, nonostante un inquinamento ancora attualissimo, come certificato dalle analisi del Cnr.
È un qualcosa che potrebbe fare la differenza anche ai fini del pagamento delle bonifiche. La legge è chiara: chi inquina paga. Se non si individuerà, nonostante un racconto molto dettagliato reso da Rosafio nell’ambito dell’inchiesta per concussione sull’Ato Le2, la responsabilità passa in capo al Comune di Ugento, al cui sindaco spetta il compito di appurare se il privato gestore sia ancora attivo, di emanare un’ordinanza chiedendogli di provvedere e chiedere, eventualmente, un intervento in sostituzione da parte della Regione. Bari avverte già: “si può agire solo in danno dei responsabili”. Insomma, a qualcuno i milioni di euro che si dovranno sborsare si dovranno in qualche modo chiedere indietro.
Ecco perché tra i prossimi passi ci sarà quello di capire se esiste ed è ancora valida la fideiussione che il gestore doveva necessariamente attivare all’epoca. E poi ci sarà anche da comprendere come siano già stati impiegati i soldi stanziati in passato per Burgesi, come l’intervento di bonifica del 2005 sia stato eseguito e perché già allora, nel piano di caratterizzazione preliminare, non sia stata rilevata la presenza che oggi appare “inequivocabile” di Pcb.