LECCE- Il cartello dei lavori è ancora lì: 520mila euro di fondi europei (Fesr 2007-2013) per la messa in sicurezza e la caratterizzazione dell’ex Saspi. Nel 2012, il cantiere. Oggi, a distanza di quattro anni, i cancelli sempre aperti dicono che sì, questa è diventata di nuovo terra di nessuno.
E’ uno dei luoghi più problematici di Lecce questo ex inceneritore di rifiuti rimasto attivo fino al 1989. Un immenso capannone di proprietà del Comune, struttura decisamente pericolante, con lampioni che ogni tanto cadono giù e il tetto che casca a pezzi. Si entra facilmente all’interno. Ma si deposita nuovamente di tutto all’esterno, perché è più semplice per chi deve smaltire illecitamente rifiuti, lontano da sguardi indiscreti, di giorno e di notte.
Il facile accesso e il fatto che non ci sia alcun sbarramento stanno già compromettendo il lavoro fatto da Palazzo Carafa e pagato con soldi pubblici. Eppure, i cancelli aperti si notano già percorrendo la tangenziale est. Cosa si aspetta ad intervenire? È un problema di contingenza che fa il paio con quello di sempre, mai risolto, quello cioè di una ecobomba a due passi dalla città, finita nel dimenticatoio, nonostante l’occhio della Procura sulla sua vicenda abbia già prodotto un fascicolo con cinque indagati, tra dirigenti aziendali e comunali, per gettito pericoloso di cose, danneggiamento, omessa bonifica e avvelenamento colposo della falda acquifera.
L’inchiesta, coordinata prima dal pm Ennio Cillo e ora nelle mani del sostituto Donatina Buffelli, ha provato a scavare, letteralmente, sotto questo cumulo di ceneri e rifiuti, 100mila tonnellate. Non dovrebbe essere stata inquinata la falda profonda, ma di una bonifica vera e propria qui non se ne parla ancora.