LECCE- Nelle stesse ore in cui è ritornato agli onori della cronaca per la lettera di minacce, corredata da due proiettili, fatta recapitare all’ex consigliere provinciale Sandro Quintana, l’ex pentito gallipolino Marco Barba, 43 anni, ha rimboccato la strada del carcere. È stato scoperto con la droga in auto, dopo un inseguimento che ha rischiato di trasformarsi in tragedia per i carabinieri. Ai domiciliari, invece, la moglie, Anna Casole, 47 anni, e la figlia ventenne Chiara Barba.
Erano in macchina tutti e tre, assieme al nipotino, quando, nel pomeriggio di giovedì, li ha traditi il loro atteggiamento allarmato alla vista dei militari, lungo la statale Brindisi Lecce. I carabinieri, che erano fermi in una piazzola, hanno deciso così di raggiungerli, fermandosi sulla curva che porta alla rampa per lo svincolo di inversione di marcia. Data la precaria situazione di sicurezza per la posizione dei veicoli, i militari hanno comunicato di voler proseguire gli accertamenti in ufficio. Apriti cielo. La figlia ventenne ha urlato di voler andare a casa con il figlioletto, mentre il padre, Marco Barba, a quel punto, ha girato la chiave nel cruscotto e inserito la marcia, ripartendo a forte velocità.
Accortosi di ciò, uno dei due militari è riuscito ad aprire lo sportello, rimanendo in bilico mentre l’auto proseguiva la sua corsa accelerando. Scene da film, insomma: il carabiniere tentava di spegnere l’auto, il 43enne invece cercava di spingerlo fuori, facendogli perdere l’equilibrio e facendolo strisciare a terra.
Dopo alcune centinaia di metri, la corsa dell’auto si è interrotta. Ma la carambola non è finita: Barba, scavalcando la convivente seduta sul lato passeggero, si è dato alla fuga a piedi, per poi gettarsi nelle campagne circostanti in direzione del cimitero di Lecce, inseguito dall’altro carabiniere che nel frattempo era sopraggiunto.
Neanche questo ha fermato il gallipolino: bloccato dal militare, lo ha trascinato a peso morto tra i rovi, facendolo rotolare e lasciandolo ferito a terra. Barba ha proseguito la fuga nelle campagne, provando a nascondersi tra i rovi. Nel frattempo, infatti, il primo carabiniere trascinato sull’asfalto è tornato a cercarlo e a lui si è aggiunto un collega di rinforzo, anch’egli rimasto ferito tra i rovi. Per Barba, nessuno scampo. Dopo essere stato bloccato e portato in caserma assieme ai familiari, la perquisizione dell’auto ha spiegato il motivo della fuga: nel bagagliaio c’erano 14 grammi di cocaina; Anna Casole ne aveva altri due nei pantaloni, oltre a 1300 euro di contanti nella borsa, possibile provento dell’attività di spaccio.
Le donne sono finite, si diceva, ai domiciliari, mentre Barba, che in carcere ha trascorso 23 anni della sua vita, è tornato dietro le sbarre, per “detenzione a fini spaccio di sostanze stupefacenti in concorso”, “resistenza a pubblico ufficiale” e “lesioni personali”.
I tre carabinieri, invece, hanno riportato ferite lievi e sono stati medicati presso il Pronto Soccorso del Fazzi, ricevendo i complimenti del comandante dell’Arma.