BRINDISI- “Non mangio da tre giorni, non ho soldi”: è l’intercettazione che dà il senso dello sfruttamento. A parlare è una mamma single di tre bimbi, parla al telefono con un’amica, si sfoga. Donne ridotte alla fame, letteralmente. Una trentina, quasi tutte di Villa Castelli: un lavoro nei campi per 14 ore al giorno, appena sei quelle pagate, una busta paga da 800 euro da cui sottrarre 200 euro per le spese di trasporto fino al Sud Barese.
Questo è il baratro portato a galla in provincia di Brindisi dai carabinieri di Francavilla Fontana che all’alba hanno eseguito il blitz anti caporalato: agli arresti domiciliari sono finiti madre e figlio. Si tratta di Chiara Vecchio, 45 anni, e di Vito Caliandro, 29: sono accusati di organizzare reclutamento e trasporto delle braccianti, di sfruttare la loro manodopera “mediante minacce ed intimidazioni, approfittando dello stato di bisogno e di necessità dei lavoratori”.
Una donna rumena di 34 anni, considerata loro complice, è sottoposta all’obbligo di dimora, ma non è stata trovata, probabilmente è tornata in patria, per cui non è stato possibile notificarle la misura cautelare. Indagati anche i titolari di un’azienda agricola di Noicattaro. A vario titolo, sono contestati i reati pluriaggravati di concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
“Stanno rompendo i coglioni”, “queste persone stanno demolite da ieri sera”. Sono conversazioni come queste, per gli investigatori, a svelare i giochi. Come si vede dal video girato dai carabinieri, all’alba è stato bloccato uno dei due furgoni carichi di braccianti, stipate come sardine per 170 chilometri. Una di loro addirittura era nel bagagliaio. In 14-15 a fronte dei nove posti disponibili. Alla guida vi era Chiara Vecchio. Anche oggi erano dirette a Noicattaro per la raccolta dell’uva. “Abbiamo rilevato condotte che offendono la dignità delle persone e offendono la dignità del lavoro”, ha detto il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Di Napoli. Le indagini sono ancora in corso per verificare l’effettivo numero di braccianti impiegati.
Vessazioni sui campi: ogni lavoratrice aveva addirittura una tessera sulla quale erano segnate le pause per andare in bagno, previa autorizzazione del caporale. Vessazioni nei pagamenti: “La busta paga con il mensile non c’entra nulla”, aveva risposto una collega a chi si lamentava della retribuzione. 200 euro venivano trattenute, si diceva, per pagare il trasporto. 14 ore di sudore, dunque. Si accettava in silenzio, perché erano tutte indigenti. Poi, una di loro, di Villa Castelli, ha avuto la forza di denunciare, facendo avviare le indagini, nel settembre scorso. Ma non è tutto. Nella villa in cui madre e figlio vivevano, il seminterrato era stato affittato ad una famiglia di lavoratori. Le immagini dicono di una situazione di degrado estrema.