LECCE- Porta sbarrata al Tribunale europeo per le 29 aziende bio che, dopo essersi rivolte al Tar Lazio, avevano presentato ricorso diretto ai giudici europei per far valere le proprie ragioni contro le misure emanate nell’ambito dell’emergenza Xylella.
Dichiarata l’irricevibilità del ricorso, in quanto solo lo Stato italiano avrebbe potuto impugnare la decisione di esecuzione della Commissione Ue, provvedimento da cui sono derivate le misure previste dal commissario straordinario. Come si ricorderà, il Tar Lazio, pronunciandosi sul ricorso, non ha emesso una sentenza perché ha aveva sollevato questione pregiudiziale, in attesa della decisione del Tribunale Europeo.
“Sorge legittimo l’interrogativo – dicono dal Comitato Sos, Salviamo ora il Salento, che riunisce le aziende ricorrenti – come avrebbe potuto lo Stato italiano impugnare la decisione UE quando esso stesso aveva già precedentemente decretato la distruzione di un intero paesaggio attraverso lo sterminio degli ulivi e la somministrazione massiccia di erbicidi e insetticidi tassativamente vietati in agricoltura biologica? Ci sentiamo stretti in una tenaglia che sembra non offrire garanzie adeguate di tutela giurisdizionale”.
Inoltre, nel frattempo lo Stato italiano, pur condannato dal Tar Lazio a concedere l’accesso agli atti, non ha consegnato alle aziende i documenti amministrativi relativi all’importazione del batterio nel 2010 in Puglia per motivi di studio dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. “Il tutto accade – continuano le aziende – dopo che il parziale accesso agli atti relativi a quell’importazione segnala incomprensibili contraddizioni tra la data di partenza del batterio dall’Olanda e quella, assurdamente precedente, di arrivo e di apertura del plico in Italia”.