Venuti, Baroni e Corvino: intrecci giallorossi. “Lecce, una scelta non casuale”

LECCE – (di Tonio De Giorgi) Il difensore del Lecce Lorenzo Venuti ha appena 23 anni, ma già una buona esperienza tra B e A. Cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina a Lecce è arrivato grazie anche alla spinta del direttore generale della Fiorentina Pantaleo Corvino che conosce molto bene l’ambiente salentino. “Chi vive nel calcio non può non coscere la storia del Lecce – ha detto il difensore di Montevachi -, quindi lui non ha fatto altro ricordarmi queste cose che già sapevo, un giocatore che viene a Lecce sa dove sta andando, la maglia che indossa e l’importanza che ha”. Per l’allenatore giallorosso si tratta di un calciatore multiuso: può giocare in ogni reparto del settore difensivo; così dopo averlo visto all’opera a sinistra, a Livorno è stato impiegato a destra. “Il centrale l’ho fatto per la prima volta l’anno scorso a Benevento, ma ho avuto la fortuna di fare tante partite e in tanti ruoli diversi, questo per il bagaglio di un calciatore non può che essere un punto a favore e un motivo di crescita – spiega -, nel ruolo di centrale sono adattato, ma sono aperto a qualsiasi decisione del mister, il mio ruolo principale è quello di terzino destro, però il girone di ritorno dello scorso campionato l’ho fatto tutto a sinistra, come quando iniziai in Primavera”.  Un percorso già importante per il centrale difensivo toscano cresciuto con il giglio  sul petto. Tra gli allenatori che hanno contribuito alla sua crescita ne cita uno  in particolare, un ex giallorosso. “Fortunatamente a 23 anni ho già una buona esperienza – aggiunge -, trovare la continuità è fondamentale. L’allenatore che per primo mi ha  dato più fiducia è stato Baroni, che avevo avuto già a Pescara dove per problemi al ginocchio non ho giocato, però mi ha voluto pure a Benevento. Senza mulla togliere a Boscaglia, avuto a Brescia, e a De Zerbi che mi ha fatto crescere molto”.  Da centrale ha giocato anche nella difesa a tre, sia a destra che a sinistra. Nella passata stagione ha dovuto fare i conti con attaccanti molto spinosi e di una certa fama. “In quel ruolo giocai a Napoli, in casa contro la Roma e contro Dzeko, contro Simeone, a Verona contro Pazzini: avversari molto tosti”. Contrariamente a molti giovani della sua età non ha un giocatore di riferimento cui ispirarsi. “Sarebbe troppo facile fare i nomi dei brasiliani Marcelo e Dani Alves – sostiene -, ma sarebbe  stupido dire che mi ispiro a loro perché le caratteristiche sono ben diverse. Diciamo che penso ad essere la migliore versione di me stesso”. E anche il Lecce di Livorno ha fornito una versione vincente  e convincente. “Sono contento di aver giocato da titolare dopo un po’ di tempo – ammette -, con la Fiorentina ho fatto un ritiro particolare perché pensavano di dover giocare l’Europa League, però la cosa più importante è principalmente la vittoria della squadra dopo una prestazione convincente, credo che sia motivo di orgoglio e penso siamo sulla strada giusta, fare tre punti in trasferta è sempre difficile in Serie B”.  Sabato prossimo si torna a giocare in casa contro il Cittadella reduce da due sconfitte consecutive. “Per questo motivo  vorranno vincere – conclude -, è la classica squadra di Serie B  e negli ultimi campionati è se mpre arrivata in alto, se non sbaglio nella passata stagione sono stati eliminati in semifinale ai play off. La B è un campionato lungo e difficile in cui nulla è scontato”

 

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