Abusivismo, dissequestrato l’appartamento Iacp di “Zio Carlone”

Dopo solo due settimane, tolti i sigilli all’alloggio dello Iacp sequestrato a Giancarlo Capobianco, presunto boss della Scu accusato di abusivismo. Galeotta una delibera del Comune di Francavilla.

appartamento capobianco

FRANCAVILLA- I sigilli erano arrivati due settimane fa, con tanto di sgombero dei suoi famigliari. Perché, questa l’accusa, l’alloggio popolare di piazza Bachelet era stato occupato in maniera abusiva 15 anni prima. E invece, il tribunale del riesame di Brindisi ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati di Giancarlo Capobianco, presunto boss della Scu attualmente detenuto nel carcere di Lecce, disponendo il dissequestro dell’immobile Iacp sulla base, immaginiamo, di quanto già svelato da Telerama. Ovvero che l’appartemento fu assegnato nel 1991 allo stesso imprenditore dal Comune di Francavilla. Non è una supposizione. Ma un fatto. Attestato da una delibera di giunta , presieduta all’epoca dal sindaco Giuseppe Attanasi che assegna in maniera inequivocabile l”appartamento Iacp di via Calamandrei, scala C interno 6, al signor Giancarlo Capobianco che ne aveva fatto richiesta.

Richiesta datata 2 ottobre 1989,fatta dallo stesso Zio Carlone sulla base di una normativa regionale. La pratica fu inviata dal Comune di Francavilla alla Commissione provinciale di assegnazione alloggi di Brindisi che, quindi, elevò contestazioni all’allora occupante dell’alloggio che, in virtù di una qualche non precisata violazione, risultò poi decaduto del diritto all’alloggio. Un provvedimento arrivato prima dalla commissione e poi, per l’appunto, recepito dall’ente Comune. E così, “dato che il signor Capobianco ha i requisiti per essere assegnatario dell’alloggio”, questo si legge nel documento, la giunta deliberò in tal senso.

Per cercare di fare luce sulla vicenda, avevamo quindi contattato l’Istituto case popolari di Brindisi, chiedendo di fornire l’eventuale documentazione che attesterebbe, o meno, l’assegnazione dell’appartamento a Capobianco. O, insomma, a chiunque altro. Ma dopo essere stati sballottati da un interno all’altro in quello che, forse maliziosamente, ci è sembrato una sorta di scarica barile tra uffici, fummo stati più o meno gentilmente liquidati da uno dei dirigenti.

A distanza di qualche giorno, il riesame ha accolto l’istanza avanzata dagli avvocati Michele Fino e Luigi Vitali. La tesi difensiva ha poggiato proprio su quella famosa determina ma anche, e sembra davvero incredibile, su alcune proposte di acquisto dell’appartamento che lì’istituto autonomo case popolari ha avanzato per anni allo stesso Capobianco. Che detenuto in carcere non potrà certo tornare in quella casa. Lo farà, però, la sua famiglia.