Fanghi tossici del porto di Taranto tombati a Brindisi, altri sequestri

NOE

LECCE   –   Sulla terra arata da poco, da lontano, sembra cenere. E, invece, nelle campagne brindisine continuano ad arrivare quelli che presumibilmente sono i fanghi tossici dragati nel porto di Taranto, oltre a plastiche e inerti da demolizione.

Scatta un nuovo, importante sequestro, eseguito nelle scorse ore dai Carabinieri del NOE di Lecce.

I sigilli sono stati apposti su due aree di un ettaro ciascuna, situate nelle contrade di Brindisi a ridosso della statale per Taranto, nei pressi della sede dell’Università. Zona di frutteti e di uliveti, campagna produttiva, insomma.

E con un particolare che, di fatto, rende chiaro il rischio che il tombamento dei fanghi porta con sè: la dissimulazione. Su quei terreni, distanti l’uno dall’altro poche centinaia di metri, infatti, sono già stati piantumati degli alberi. Piccoli ulivi, per l’esattezza.

Ora la posizione del proprietario, un agricoltore della provincia, è al vaglio degli inquirenti: è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria e il suo nome potrebbe finire nel registro degli indagati, in coda agli altri 4 che già risultano nel fascicolo aperto sulla scrivania del PM Giuseppe De Nozza.

Così si allarga, dunque, l’inchiesta della Procura brindisina. L’ipotesi di reato è quella di gestione illecita di rifiuti speciali ed esercizio di discarica abusiva. Un altro tassello l’ultima maxi operazione che ha portato al nuovo sequestro preventivo d’urgenza. Il mosaico che ne sta venendo fuori è preoccupante. Le indagini del NOE, infatti, stanno proseguendo per verificare quanti siti delle campagne brindisine  – e non solo – siano stati contaminati con quegli stessi rifiuti speciali.

Il 25 marzo scorso, i sigilli sono scattati su altri tre terreni, per complessivi 30.000 mq, tra Brindisi e S.Vito dei Normanni. Lì erano già state tombate 15.000 tonnellate di materiale, che hanno infarcito vecchie cave dismesse da anni. Altre 70.000 erano in arrivo e sono state bloccate in tempo. Presumibilmente, si tratta degli stessi fanghi risultato delle operazioni di dragaggio nel porto ionico.

Fanghi che contengono cromo e piombo, figli dell’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nell’area ex Yard Belleli a Taranto, dove per due decenni sono state svolte attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere. Quel materiale dragato sarebbe stato, poi, trattato in una piattaforma di recupero di Mesagne, prima di essere smaltiti illecitamente in contrada Mascava e Chiusura Grande prima e in queste nuove campagne ora.

Certo, ora le analisi dovranno accertare nel dettaglio da cosa quei materiali potrebbero essere contaminati. In ogni caso, tuttavia, quel materiale lì non poteva finirci, poichè considerato idoneo al riutilizzo solo per il ricolmamento di aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata, non invece in zone agricole. Tra l’altro coltivate.