LECCE – Simone Schipa, allenatore della Primavera 1 del Lecce, ospite di TeleRama di Piazza Giallorossa ha parlato della sua squadra e di quella di Eusebio Di Francesco. Il tecnico salentino dice subito la sua su Omri Gandelman, arrivato nel Salento a gennaio e subito in grande spolvero: “Sta dando al mister quello che mancava in entrambe le fasi. Aiuta in fase di non possesso, negli inserimenti, bravo tecnicamente -ha dichiarato Schipa- ed è colpitore di testa. Mancava come caratteristiche”.
UNITI – Secondo Schipa la forza del Lecce è il gruppo: “Anche nei momenti bui, nelle sconfitte, se c’è una cosa che non si può rimproverare ai ragazzi è l’attaccamento e l’impegno. Ce l’hanno messa sempre tutta”.
GRANDE VITTORIA – Contro il Cagliari, infatti, la squadra ha sfoderato una prestazione importante “A livello tattico è stata una partita impeccabile. Un atteggiamento positivo, andavamo ad aggredire alto. Mancano i gol? Il tifoso associa il segnare poco al mettere più attaccanti. Ma non è che se metti sei attaccanti fai gol. Non è questione di numero e di attaccanti. Una squadra che non ha equilibrio, non è una squadra”.
I “BABY” – Un passaggio, poi, sua sua Primavera, in piena zona playoff dopo un inizio di stagione difficile: “È un percorso di lavoro a 360 gradi di tutto il mondo Primavera. Non è solo quello che faccio io, ma tutta la gente che lavora insieme, la supervisione da parte della Prima squadra, la supervisione dell’area tecnica, il presidente che guarda le partite, anche il mister Di Francesco, vede le partite. Non c’è una svolta, ma un lavoro portato avanti su cui abbiamo creduto. Abbiamo tenuto testa nei momenti difficili, però credo che siamo stati convinti delle idee e dei progetti”.
IL BOMBER – Paco Esteban, autore di 13 reti nel campionato Primavera, sembra essere un elemento di grande valore: “Il primo obiettivo reale è far crescere i ragazzi e portare qualcuno in Prima squadra. Però li farei crescere e vivere con più serenità e tranquillità. A volte rischi di fare il passo più lungo della gamba. Il cambio di modulo? Siamo arrivati ad un certo punto in cui non stavamo ottenendo quello che volevamo. Gli esterni offensivi non portavano gol, avevamo giocatori importanti come difensori centrali che con la difesa a 4 restavano fuori, e così la scelta di cambiare sistema di gioco”.
