A distanza di oltre un anno, la quattordicenne coinvolta nella vicenda di Ruffano ha ricostruito nuovamente la sua versione dei fatti.
La sera del 18 ottobre 2024, in una zona periferica nota come “Muculone”, la ragazza, allora dodicenne, sarebbe stata vittima di una presunta violenza sessuale di gruppo da parte di tre coetanei, due quindicenni e un sedicenne, tutti residenti nella stessa zona. Gli indagati sono accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata e rapina impropria.
L’ascolto della minore, svolto nelle scorse ore nell’ambito dell’incidente probatorio in forma protetta, è stato disposto dai magistrati titolari dell’inchiesta, il procuratore dei minorenni di Lecce Simona Filoni, e il sostituto Paola Guglielmi, con l’obiettivo di cristallizzare le condotte degli indagati, tutelare la memoria dei fatti e ridurre il rischio che il tempo interferisca con le prove o aggravi il trauma della vittima. Assistita dal suo avvocato, Chiara Fanigliulo, la 14enne, rispondendo alle domande del Gip Lucia Rabboni, ha ricostruito la presunta violenza. Secondo il suo racconto, il sedicenne l’avrebbe afferrata e spinta con forza contro il proprio corpo, mentre uno dei quindicenni la immobilizzava e l’altro assisteva ridendo. Poi, sarebbe stata denudata e palpeggiata. Solo dopo averle sottratto il portafoglio, contenente 52 euro, i tre si sarebbero allontanati. Sempre secondo quanto denunciato, da parte del 16enne non sarebbero mancate minacce di ritorsioni nel caso in cui avesse presentato denuncia. Solo nei suoi confronti, infatti, si aggiunge l’accusa di minacce.
All’incidente probatorio hanno partecipato anche i legali degli indagati, gli avvocati Alvaro Storella, Mario Urso e Carmela Palese.
La psicologa Michele Francia, incaricata di valutare le condizioni della ragazza e la sua idoneità a rendere testimonianza, dovrà depositare la perizia entro novanta giorni.
L’udienza è stata aggiornata al 7 maggio per eventuali chiarimenti delle parti. Si tratta del secondo esame nell’inchiesta. Lo scorso 16 marzo, il perito incaricato dalla Procura Antonio Ratano aveva depositato la perizia sui telefoni dei quattro minori, da cui sarebbero emerse immagini a contenuto pedopornografico, la cui provenienza e uso devono ancora essere chiariti.