Comparso davanti al gip Francesco Valente per l’interrogatorio di convalida dell’arresto, Antonio Guadadiello (detto Roberto) ha fatto scena muta. Colui che dopo l’omicidio del fratello Luigi nel 2023, secondo la sostituta procuratrice della Dda Cannarile avrebbe preso le redini del clan, smantellato pochi giorni fa con un maxi blitz, è rimasto in silenzio. Una decisione dettata dall’imponenza dell’atto d’accusa. Un fascicolo voluminoso che racchiude i dettagli dell’operazione “Core”che ha smantellato un’unica, radicata organizzazione criminale che, armi in pugno, avrebbe controllato i territori di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo.
Trenta le misure cautelari eseguite dai carabinieri, e proprio la mole delle contestazioni ha innescato una reazione a catena di silenzi tra gran parte dei primi dieci arrestati ascoltati. Scena muta anche per Francesco Morelli, collegato dal carcere di Belluno dove è recluso per altre cause, che, assistito dal suo avvocato Raffaele Benfatto, si è avvalso della facoltà di non rispondere. È proprio da lui che parte l’intera attività investigativa. Per l’esattezza dall’attentato del 28 dicembre 2022, quando Morelli e altri sodali ferirono al piede con colpi di kalashnikov Roberto Napoletano. Per la Dda, Morelli era parte attivissima del clan, sempre presente ai summit strategici, ai riti di affiliazione e a numerose e violente spedizioni punitive sul territorio.
Ha taciuto anche Patrick Cava, assistito dall’avvocata Rita Ciccarese. L’accusa lo inquadra come partecipe dell’organizzazione. Ad aprile del 2023 sarebbe stato proprio Luigi Guadadiello a tenere il suo rito di affiliazione. Cava è stato chiamato a rispondere anche di un’avvisaglia armata proprio contro Roberto Napoletano nel maggio del 2023 e di un’azione punitiva fallita contro Carlo Coviello il mese precedente.
Bocche cucite anche per Alessio Miglietta, difeso dall’avvocata Emanuela De Francesco. Per l’accusa sarebbe l’uomo incaricato dello spaccio su Campi Salentina. Stessa scelta, il silenzio, per Mirko Garzia, per Giuseppe Alex Tommasi e per Cosimo De Luca. Nessuna risposta, infine, nemmeno da Roberto Micelli, difeso dall’avvocato Antonio Degli Atti. Stando agli atti, avrebbe partecipato armato a una tentata spedizione punitiva, fornito appoggio logistico a un latitante e gestito da vicino la rete dello spaccio.
A rompere il muro del silenzio sono stati soltanto tre indagati accusati di associazione mafiosa. Davide Guerrieri, alla presenza del suo avvocato Rita Ciccarese, ha ammesso al gip di aver custodito droga in casa a Squinzano, ma ha precisato di averlo fatto per conto di un amico di cui non ha fatto il nome, negando legami con il clan. Patrizio Margilio con l’avvocato Antonio Savoia, accusato di aver gestito gli introiti della droga, ha spiegato di aver avuto solo rapporti di conoscenza con gli indagati. Spiegazioni sono state fornite anche da Simone Primiceri, accompagnato dall’avvocato Salvatore Rollo, a cui è stato contestato di aver presenziato a un pestaggio e a una riunione strategica del gruppo. Primiceri ha escluso categoricamente la sua partecipazione alla frangia mafiosa. Gli interrogatori di garanzia andranno avanti nei prossimi giorni.