LECCE – Il Presidente Angelo Massimino, negli Anni Ottanta, era pronto ad acquistare “l’amalgama” al suo Catania. Rispose così ad un giornalista che gli faceva notare cosa mancasse alla squadra siciliana. E lui replicò: “ditemi dove gioca e io lo compro”.
Al Lecce manca la qualità in avanti come ormai ripete spesso Eusebio di Francesco nelle sue interviste. Quella qualità che se non si può comprare si deve produrre in campo, generare e allenare durante la settimana. Si può pure comprare, ma al Lecce va ricercata attraverso il lavoro. La società, intanto, al reparto offensivo ha aggiunto Cheddira per cercare di rendere più prolifica la produttività offensiva. Quello del Lecce è l’attacco meno redditizio della Serie A, anzi d’Europa. Basta dare un’occhiata in giro per l’Europa, nei cinque top campionati europei, per vedere che la squadra giallorossa ha fatto meglio solo dell’Oviedo, ultimo in classifica nella Liga con 11 reti all’attivo.
Giocare con tre attaccanti, come ricorda spesso Corvino, non basta, per il momento, a questo Lecce per segnare qualche gol in più. Se la rosa leccese non può che essere questa, in nome di una condivisibile sostenibilità economica, allora bisogna inventarsi qualcosa. Fare ancora di più. Anche a costo di sgualcire un abito tattico indossato secondo canoni codificati. Però il problema del gol è datato. E non di mesi. Ci vuole di più, ci vuole qualità, ci vuole cura nei dettagli in qualsiasi momento della partita. Di Francesco contro una Lazio rabberciata ha presentato, intanto, un accorgimento in difesa con Siebert e Tiago Gabriel che si sono scambiati la cabina di guardia. Il tedesco è andato sul centro sinistra, rispolverando vecchie abitudini, che gli hanno consentito di poter impostare in un certo modo, di dare alla manovra l’avvio desiderato. Un Lecce che difende con un baricentro alto, una squadra che contro la Lazio si è fatta apprezzare, nel primo tempo, per un atteggiamento aggressivo e propositivo. La differenza l’ha fatta soprattutto la linea mediana con Ramadani e Coulibaly abili a fare diga, a rompere e a far ripartire. Con Gandelman che si sta dimostrando vivace e abile nell’inserimento in zona trequarti offensiva dando pure quel pizzico di imprevedibilità necessaria per aprire le maglie difensive avversarie. A Di Francesco ricorda Stefano Mauri, al Lecce basterà che sia il miglior Gandelman, il quale già si pone all’attenzione degli addetti ai lavori. Dicevamo, la qualità. Se ne parla ogni settimana, ma le giornate passano e al Lecce serve pure qualche passo lungo per dare una bella scossa alla classifica. Dopo il mercato, ormai agli sgoccioli, la parola passerà definitivamente solo e soltanto al campo. Di Francesco dovrà cercare di sistemare pure la fase più estrema dell’attacco. Estremo tentativo per continuare a stare sul treno salvezza