Sono state depositate le motivazioni del verdetto di assoluzione emesso lo scorso 12 maggio dal tribunale di Lecce sulla costruzione del gasdotto Tap che vedeva sotto accusa 19 persone, tra cui i vertici della multinazionale.
Le autorizzazioni paesaggistiche sono risultate corrette, le varianti in corso d’opera legittime, l’espianto degli ulivi operato nel rispetto della legge regionale che tutela il paesaggio e gli sversamenti rilevati nella falda non possono con certezza essere ricondotti a quel cantiere, dunque l’inquinamento colposo non sussiste.
Sono queste le conclusioni alle quali è giunta la giudice Chiara Panico, della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, che nelle motivazioni del verdetto smonta punto per punto l’impianto accusatorio, con sette capi di imputazione originariamente contestati dalla Procura.
Durante le fasi autorizzative e di costruzione del gasdotto Tap nacque una viva protesta, con un comitato di attivisti che ha contestato la bontà dell’opera su più fronti, con analisi e pareri tecnici al seguito.
La sentenza di maggio ha messo la parola fine al processo nato da dubbi e report scientifici diversi da quelli della multinazionale.
Al di là dei pareri favorevoli ottenuti e risultati in piena regola – scrive la giudice in sentenza – episodi come la morte degli ulivi espiantati durante il percorso e l’inquinamento della falda rivelato in quella zona non sono attribuibili con evidente certezza alla multinazionale.