LECCE/BRINDISI – Una rapina consumata nell’abitazione di una donna di Casalabate, un tentativo di furto ai danni di un medico, già vittima di un episodio analogo nel 2013, e un altro colpo pianificato in un’abitazione di Squinzano, non andato a buon fine a causa della presenza di persone in casa. Sono i tre episodi principali ricostruiti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi Barbara Nestore, che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone ritenute responsabili, a vario titolo, di rapine (anche con l’uso di armi) e furti in abitazione.
L’inchiesta della Sezione Operativa Navale e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Brindisi ha permesso di individuare un gruppo criminale attivo nell’area di confine tra le province di Brindisi e Lecce, impegnato – secondo gli inquirenti – a reperire risorse economiche attraverso colpi mirati, poi reinvestite in ulteriori attività illecite.
Le porte del carcere di Brindisi si sono aperte per: Angelo Perrone, 62 anni; Luca Perrone, 35 anni; Dario Carrieri, 44 anni; Cosimo Paladini, 50 anni; Nicolas Giordano, 34 anni; e Marco Nobile, 37 anni.
Tutti residenti tra Trepuzzi e Squinzano.
A inchiodarli un articolato quadro investigativo composto da intercettazioni ambientali e telefoniche, videoriprese e lunghi appostamenti da parte dei militari delle fiamme gialle. Gli investigatori avrebbero così ricostruito il modus operandi del gruppo: pianificazione dei colpi tramite sopralluoghi, scelta di obiettivi considerati “sicuri” e irruzioni che non tenevano conto nemmeno della presenza dei proprietari in casa.
In uno dei casi più violenti, una vittima avrebbe catturato l’attenzione dei malviventi a causa dei vistosi gioielli indossati: sarebbe stata immobilizzata con un cuscino sul volto per impedirle di gridare, mentre veniva bloccata anche alle braccia e alle gambe. La donna sarebbe riuscita a richiamare l’attenzione dei vicini colpendo il muro. Un livello di aggressività confermato dalle stesse conversazioni intercettate, nelle quali i componenti della banda avrebbero descritto la dinamica del colpo.
Le indagini avrebbero inoltre evidenziato la presenza di un’arma, emersa da una intercettazione ambientale nella quali uno degli indagati si sarebbe detto pronto a sparare in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.
Determinante, nel periodo investigativo, l’intensificazione dei controlli su strada: la collaborazione tra Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato avrebbe infatti impedito la consumazione di ulteriori colpi già pianificati.
Nel corso dell’esecuzione delle misure cautelari, uno degli indagati è stato inoltre trovato in possesso di 275 grammi di cocaina, finendo in arresto anche per detenzione di stupefacenti.