BARI – L’appello è rivolto al governo regionale: considerare Taranto come una vera emergenza, sanitaria, ambientale e sociale. Il motivo è il timore che la chance più grande di riscatto, il nuovo ospedale San Cataldo, si riveli un flop. Il consigliere regionale de La Puglia Domani, Antonio Scalera dopo il sopralluogo del 25 ottobre scorso, teme che il rischio sia proprio quello.
Ad oggi, dice, non c’è traccia del polo Universitario, al suo posto un prato verde e nulla più. Non c’è ancora nessuna novità sul finanziamento richiesto dalla Asl alla Regione per ottenere i 28 milioni necessari per vederlo nascere. Le gare per gli arredi sono alcune ferme e alcune con il collaudo non superato. E non c’è traccia, ancora, nemmeno del centro cottura. C’è, infine, il timore che si apra a step per attivare 11mila megawtt di energia. “Ho paura – spiega il consigliere – che possa essere un buco nell’acqua. Questo è l’appello che faccio: nessuno si sogni che il San Cataldo possa aprire a step, che sia una replica del SS Annunziata. Il San Cataldo deve avere una visione nuova, di Policlinico, di polo Universitario”.
Una situazione che preoccupa Scalera e che non riguarda solo il San Cataldo. C’è – dice – una vera “Vertenza Taranto” che necessita di più risorse, di un piano straordinario per la sanità. Del resto le criticità in campo sono tante: il centro per l’autismo di Mottola da potenziare – ricorda Scalera – i medici di base che in molti comuni non ci sono più, le guardie mediche chiuse, il SS Annunziata con l’atavica carenza di personale. Non va meglio nel pronto soccorso di Castellaneta e nell’ospedale “Giannuzzi” di Manduria. Per non parlare della chiusura dell’unità intensiva neonatale dal mese prossimo. “Taranto – conclude Scalera – non può avere altri schiaffi in questo comparto. Taranto ha bisogno di un riscatto, etico, sociale, culturale e non può essere trattata da Cenerentola della Puglia”
