In estate lavoravano fino a sette ore al giorno, senza pause e spesso senza servizi igienici. Non conoscevano direttamente i datori di lavoro, ma solo i caporali che li accompagnavano sui campi, imponendo di non rivolgere mai la parola ai “padroni”. Maria De Villi, 59 anni, e Vito Stefano De Mattia, 53, sono finiti in carcere con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nell’ambito dell’indagine Caporalis condotta dai carabinieri, che ha interessato le campagne baresi di Cassano Murge, Turi, Acquaviva delle Fonti e Rutigliano, tra maggio e luglio 2021.
Il reclutamento da parte di De Villi e De Mattia avveniva online: erano loro a pubblicare gli annunci di lavoro sui social e a fornire tutte le informazioni agli interessati. Ed erano sempre loro a consegnare paghe ben al di sotto dei minimi contrattuali: circa 4,60 euro l’ora anziché gli 11 previsti dalla legge per il settore agricolo. Le indagini hanno consentito di rintracciare 68 lavoratori sfruttati (66 italiani, due stranieri) che, in alcuni casi, venivano minacciati dagli stessi indagati, che “si vantavano di essere imparentati a soggetti affiliati ai clan camorristici di Bari”. Oltre a De Villi e De Mattia sono indagati, ma a piede libero, 12 imprenditori agricoli, alcuni dei quali sanzionati per il mancato rispetto delle norme sanitarie e anti infortunistiche.