LECCE – Una lettera manoscritta indirizzata alla redazione “per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni tutte – si legge – sulle condizioni nelle quali siamo costretti a vivere tutti i giorni”. È così che i detenuti salentini ristretti a Borgo San Nicola, a Lecce, chiedono di “dare voce a chi non ne ha”: questa la preghiera messa nero su bianco in una lunga missiva che ha raggiunto TeleRama.
Parlano di diritti negati, “è da tempo – scrivono – che la popolazione detenuta rivendica a gran voce i propri diritti, continuamente violati proprio da coloro che dovrebbero farli rispettare e che, invece, voltano lo sguardo dall’altra parte”.
Poi lo sfogo fiume, incalzante: “la situazione è ormai arrivata ad un punto di non ritorno – si legge ancora – con molti, troppi suicidi e tentati suicidi, ormai all’ordine del giorno”.
Tra loro – ricordano poi – ci sono padri e madri con figli, c’è chi ha genitori anziani o malati che probabilmente non riabbraccerà mai più, “e questo – lamentano – anche a causa della giustizia lumaca e dei suoi tempi biblici”. “Crediamo sia arrivato il momento che chi di dovere prenda coscienza di ciò che accede nelle carceri di tutta Italia, per prendere in mano la situazione e garantire a noi detenuti, attraverso leggi adeguate, condizioni umane”.
A tal proposito i detenuti chiedono un cambio di rotta sulla discrezionalità delle decisioni in mano ai magistrati, invocando il pieno rispetto della Legge e la possibilità, reale, di essere reinseriti in società nei casi che lo consentono.
“Chi sbaglia è giusto che paghi per i propri errori – conclude la lettera – ma è anche vero che sbagliare è umano, perseverare invece è diabolico.
Distinti saluti, i detenuti di Lecce”.