Politica

Patti chiaro, prospettiva lunga: “Lecce città metropolitana”

LECCE – Un’opportunità da cogliere. Ma non solo. Un dovere per l’intera comunità che potrebbe ottenere benefici evidenti e concreti. Lecce Città Metropolitana è molto più di uno slogan. E’ un progetto ambizioso e lungimirante per far decollare l’intero territorio. Ne è convinto il consigliere comunale Pierpaolo Patti, candidato alle primarie del centrosinistra.

“Lo Stato – spiega- sostiene i comuni che intendono fondersi, trasferendo loro 150 milioni di euro in quindici anni (pensate che i debiti del Comune di Lecce si stimano intorno agli ottanta milioni, che finiremo di ripianare nel 2044). E ciò senza obbligo di rendicontazione. Già questo potrebbe essere ritenuto sufficiente al fine di poter finalmente liberare gli enti dalla morsa del ripianamento, dai vincoli di bilancio e dalla carenza di risorse finanziarie ed umane. Ciò consentirebbe, pertanto, di offrire servizi adeguati ai cittadini, un welfare più confacente alle vulnerabilità di una comunità che sta invecchiando vistosamente e che fa da sfondo, purtroppo, alle nuove povertà emergenti”. Ma c’è di più. “La fusione dei comuni nelle modalità descritte rappresenta anche una grande occasione per le imprese del territorio, in quanto si può ottenere che i privati residenti e che operano in un comune nato da una fusione accedono direttamente in posizione di primato nei progetti comunitari, regionali e ministeriali, a cui vorranno partecipare. Ciò rappresenta, quindi, una ulteriore ma importantissima opportunità per chi ha scelto di fare impresa qui”.

La fusione dei comuni diventa dunque una sorta di “grimaldello” per condividere la gestione amministrativa assicurando evidenti risparmi per le casse comunali, invertendo la tendenza alla decrescita demografica e mettendo a sistema risorse e servizi. Oltre alla città di Lecce sono 11 i comuni che potrebbero essere coinvolti (Surbo, Cavallino, San Cesario, Lequile, Arnesano, Lizzanello, Monteroni, Trepuzzi, Novoli, Vernole e Squinzano).

“L’obiettivo- afferma – non deve essere solo quello, previsto dalla norma, di superare quota 100.000,00 abitanti, altrimenti si rischia di fare una semplice operazione matematica di addizione, ma di coinvolgere le comunità – che di fatto vivono lo stesso territorio”.

 

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