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“Arrestata in Kazakistan, segregata e vittima di violenze”, l’appello per Amina

LECCE –  E’ stata arrestata lo scorso 18 giugno dalla Polizia di Astana, una città del Kazakistan, Amina, ha compiuto 18 anni da qualche mese, è nata lì, ma si è trasferita in Italia, in Provincia di Lecce, a Lequile, quando aveva appena 4 anni, ed è ora Cittadina Italiana. Era tornata nella sua nazione d’origine da poco meno di un anno, aveva anche trovato un lavoretto, una tranquillità sconvolta da quello che è accaduto a giugno. La giovanissima è stata bloccata dalla Polizia mentre era insieme al fidanzatino e ad alcuni amici. Arrestata con l’accusa di spaccio internazionale, rischia la condanna fino a 15 anni.

Un’ accusa, non solo infondata, per Donatella, che ci racconta la sua storia, ma anche una vicenda che assumerebbe contorni “disumani” per il trattamento riservato alla 18enne.

Accompagnata negli uffici di polizia non le sarebbe stato permesso di chiamare un avvocato o un interprete (lei ormai parla italiano) ne’ avrebbe avuto la possibilità di avvisare l’Ambasciata Italiana e neppure la sua mamma.

Non solo, quella che ci racconta Donatella (che ha anche inviato una dettagliata relazione di quanto accaduto al Ministro Tajani) , è anche una vicenda di violenze. Mentre stava per essere rilasciata, sarebbe stata trattenuta da uno dei poliziotti e portata in quello che viene definito “appartamento segreto” . Arrivata qui, non avrebbe avuto a disposizione per giorni nè acqua nè cibo, e avrebbe subito diversi tentativi di stupro, sarebbe stata legata e picchiata.

La sua mamma ha contattato l’ambasciata e dopo 16 giorni la giovane ha lasciato l’appartamento segreto, ma i domiciliari non sono stati concessi. Da qui la richiesta di auto e giustizia, urgente.

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