TARANTO – All’alba, la Squadra Mobile di Taranto ha arrestato 9 persone (6 ordinanze in carcere e 3 ai domiciliari), presunte responsabili a vario titolo di detenere, introdurre e spacciare droga all’interno del carcere di Taranto, ma anche di detenzione e porto illegali di armi comuni da sparo, di corruzione e ricettazione. Sono indagate a piede libero altre 15 persone. È il frutto di una lunga e complessa attività d’indagine partita nel 2020 quando si scoprì che venivano introdotti in carcere droga, microtelefoni e altro materiale illecito. Sono state documentate 5 consegne di pacchi con il ricorso ad un sofisticato sistema di relazioni difficile da decriptare e scardinare, con una netta suddivisione di ruoli e il coinvolgimento di un appartenente alla Polizia Penitenziaria.
Gli ideatori del sistema, detenuti di elevato spessore criminale, erano in grado, anche grazie all’illecita introduzione di telefoni, di impartire precise disposizioni per la raccolta, il confezionamento e le modalità di consegna dello stupefacente e di apparecchi cellulari, ad altri pregiudicati in libertà
Si ritiene che gli stessi detenuti sarebbero in grado di reperire, all’interno del carcere, gli acquirenti a cui cedere lo stupefacente, gli apparecchi telefonici e le schede telefoniche, ottenendovi guadagni attraverso ricariche “Postepay” da parte dei familiari di questi ultimi.
Figura cardine, un agente di Polizia Penitenziaria il quale, vero e proprio “cavallo di Troia”, consentiva l’agevole introduzione del materiale, sfruttando la propria funzione.
Nei “pacchi” consegnati in carcere, la sostanza stupefacente, cocaina, marijuana, hashish, denominate “la verde”, “borotalco”, “fumo”, “panino”, “filone” “erba”, le schede telefoniche e i micro telefoni cellulari venivano nascoste in scatole di cioccolato in polvere, di creme e pennarelli. Dalle indagini è emerso che era prassi consolidata da parte di diversi detenuti utilizzare abusivamente all’interno dell’Istituto, telefoni cellulari ai quali venivano abbinate schede Sim di illecita provenienza. Spesso le schede utilizzate dai detenuti erano intestate a soggetti stranieri, irreperibili sul territorio nazionale o a soggetti ignari che avevano sporto denuncia per sostituzione di persona.
Secondo le indagini, coinvolti nel complesso sistema erano 7 pregiudicati: tre detenuti organizzavano la consegna di pacchi da destinare al carcere impartendo ad altri 4 in libertà le direttive circa le modalità di confezionamento del pacco e la successiva consegna ad un altro soggettoin semi libertà che, a sua volta, lo consegnava all’agente di Polizia Penitenziaria che lo introduceva in carcere e lo recapitava ai detenuti per il successivo smistamento. L’agente riceveva, per prestarsi a queste operazioni, dai 375 ai 1.000 per ciascuna consegna.
