Fibre d’amianto negli ambienti di lavoro: stoppato l’impianto sperimentale a Cavallino

CAVALLINO- Stoppato poco dopo essere stato avviato. L’impianto sperimentale di trattamento dell’amianto con il siero del latte a Cavallino inciampa nei controlli di Arpa Puglia. E non per qualcosa di poco conto: l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha evidenziato “la presenza di fibre di amianto aerodisperse” all’interno del capannone, ma – fortunatamente – non all’esterno. Dunque, la Provincia di Lecce, il 22 novembre scorso, ha dovuto disporre l’immediata sospensione dell’autorizzazione biennale rilasciata il 7 febbraio 2020 alla società, la P.R.A. Project Resource Asbestos srl, sino al completamento degli interventi di bonifica degli ambienti risultati inquinati.

L’ente bolla come “situazione critica” l’accertata contaminazione degli ambienti di lavoro. Il provvedimento di sospensione si basa sulla nota con cui Arpa Puglia, il 18 novembre scorso, ha riferito gli esiti dei controlli svolti in sede di avvio della sperimentazione, il 2 e 9 ottobre, dal Dipartimento di Brindisi. Le fibre sono state ritrovate nella sala macinazione, nella sala processo, nel capannone industriale e al camino E1. Ora la ripresa delle attività sarà possibile solo dopo aver rafforzato il sistema di trasporto delle polveri d’amianto ed è subordinata all’assenso della Provincia.

L’impianto era stato avviato nei mesi scorsi, dopo una lunga battaglia condotta soprattutto dal Comitato Salvaguardia Salute Cittadini Cavallino Castromediano e dai sindaci dei Comuni limitrofi, il cui ricorso al Tar Lazio venne rigettato.

Proprio perché prototipo sperimentale non se ne conosce la reale pericolosità. È il monitoraggio Arpa che dovrebbe dare risposte su questo. E al momento non sono quelle che ci si aspettava: l’impianto, infatti, è stato progettato per svolgere la sua funzione di trasformazione del rifiuto senza produrre dispersione delle fibre sia nei luoghi di lavoro che nell’ambiente esterno. L’autorizzazione è stata rilasciata perché tutto il processo produttivo dovrebbe svolgersi in ambiente isolato, all’interno di un container a sua volta collocato all’interno del capannone industriale. E i filtri installati dovrebbero, inoltre, garantire al 100 per cento di poter intercettare e abbattere le potenziali fibre prodotte. Così non è stato, evidentemente. Le analisi dell’Arpa hanno evidenziato che impianto e presidi installati non hanno capacità sufficiente per isolare, intercettare e neutralizzare le fibre d’amianto. Non solo: il decreto ministeriale del 2018, nell’escludere la Valutazione di impatto ambientale, ha comunque imposto come condizione, tra le altre, che non possano esserci emissioni di alcun tipo (se non aria estratta dagli ambienti di lavoro interni al container e filtrata con filtri assoluti) mentre qui la presenza di fibre è stata riscontrata anche al camino.

 

Tiziana Colluto

 

 

 

 

 

 

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