LEUCA –Continua la lunga protesta dei pescatori di Leuca e dintorni contro quella che definiscono “una vera e propria mattanza nelle nostre acque da parte di un peschereccio siciliano”.
In mattinata ancora striscioni e protesta pacifica vista mare.
A raggiungerli anche l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, per raccogliere le loro istanze e avere un quadro chiaro della problematica.
“Ho colto una particolare attenzione ai temi ambientali e mi hanno raccontato di come negli anni la pesca sia stata da loro esercitata con un’attenzione speciale, con rispetto – riferisce l’assessora – avvierò subito un tavolo di approfondimento tecnico in Regione, coinvolgendo il collega Pentassuglia, con delega alla pesca. Bisogna approfondire e, nello stesso tempo, individuare ogni possibile soluzione”.
Anche il consigliere regionale Paolo Pagliaro, che nei giorni scorsi sulla questione ha presentato un’interrogazione urgente, in mattinata a Leuca ha dialogato con i pescatori del posto. “Quello che chiedono – riferisce – è di porre un freno alla tecnica della cianciola che, per quanto legale, consente di fare razzia di pesci usando le luci abbaglianti e le reti da circuizione. È una pratica che, alla lunga, rischia di impoverire il nostro mare, sconvolgendone il già fragile equilibrio“.
Poi il confronto, faccia a faccia, direttamente con il comandante del peschereccio siciliano sotto accusa, che ha assicurato: “abbiamo sempre rispettato le regole, ad ogni modo stiamo andando via“.
“Ma il problema rimane – sottolinea il consigliere Pagliaro – Per questo contiamo su una discussione in tempo rapidi della nostra interrogazione in Consiglio regionale. Chiediamo un intervento che stabilisca regole certe, paletti rigidi per mettere fine a battute di pesca invasive che stanno depredando il nostro mare“.
Del resto, come gli stessi pescatori hanno fatto notare sin da subito, Il DPR 1639/68 lo consente: dà facoltà al capo del Compartimento marittimo di fissare regole sulla località d’esercizio della pesca, sui periodi di tempo e sugli strumenti consentiti.
A fargli eco, nei giorno scorsi, anche Legambiente. Sulla vicenda ha scritto al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, alla Regione, alla Procura, alla Capitaneria di Porto, alla Guardia di Finanza, ai Comuni e all’Ispettorato del Lavoro. La richiesta è di “intervenire quanto prima”.