LECCE- Inviti personali per alcuni esponenti del centrosinistra, inviti generici per tutti gli altri consiglieri regionali salentini: a denunciare la differenza di approccio della presidente del Consiglio regionale Loredana Capone sono i capigruppo di centrodestra Davide Bellomo (Lega), Stefano Lacatena (Forza Italia), Paolo Pagliaro (La Puglia Domani), Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia), e i consiglieri salentini Luigi Caroli, Giacomo Conserva, Gianfranco De Blasi, Antonio Maria Gabellone, Paride Mazzotta, Renato Perrini.
«Ci sono ruoli istituzionali – dicono – che impongono di essere super partes, al di sopra delle parti e soprattutto dei partiti. Questo, evidentemente, sfugge alla presidente del Consiglio regionale Capone, che convoca una riunione a Lecce sulla rigenerazione dell’agricoltura salentina post xylella facendo inviti ad personam per alcuni esponenti della sua area politica, mentre riserva a “tutti i consiglieri regionali salentini che abbiano il piacere di partecipare” un anonimo e svilente invito collettivo. Un fulgido esempio di sgarbo istituzionale, a cui la presidente del Consiglio non è nuova. Proprio nei giorni scorsi è stata in visita in un ospedale salentino, come sua legittima prerogativa, se non fosse che si è fatta accompagnare da un consigliere, guarda caso di maggioranza. Errare è umano, perseverare no. Non è accettabile che si faccia politica vestendo la fascia di presidente del Consiglio. Rispediamo al mittente questo invito di facciata, raffazzonato e offensivo, e richiamiamo la presidente Capone al dovere di tenere ben distinto il piano istituzionale da quello politico.
Un’iniziativa così importante come il confronto sul futuro dell’agricoltura salentina devastata dal flagello xylella non può prescindere dal coinvolgimento di tutti i consiglieri regionali, in particolare del territorio, ed è inaudito che invece lo si faccia con una cerchia ristretta di “eletti”, tentando in extremis di salvare la forma con un invito posticcio e collettivo agli “altri”. Noi non ci stiamo a questa convocazione di facciata. Questo modo di gestire un ruolo istituzionale tanto cruciale ci offende e ci indigna, ed esigiamo rispetto».