LECCE-I giudici della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Vincenzo Scardia, si sono riservati e nei prossimi giorni depositeranno la decisione su una nuova richiesta di accesso ai reperti per l’omicidio di Angela Petrachi, la giovane mamma di Melendugno, violentata e uccisa alla fine di ottobre del 2002. Sulla base di sofisticate apparecchiature di cui dispone un nuovo consulente della famiglia, il biologo forense napoletano D’Orio, si potrebbe comprendere meglio la natura del Dna trovato sui vestiti della ragazza e quindi consentire un’eventuale riapertura del processo sulla base di nuove prove. In udienza i giudici hanno ascoltato il legale della famiglia di Giovanni Camassa che per quell’omicidio sta scontando l’ergastolo, l’avvocato Ladislao Massari. Un nuovo accesso ai reperti, i vestiti di Angela quindi, consentirebbe ulteriori esami ed eventualmente una nuova richiesta di revisione del processo, già avanzata alla corte d’Appello di Potenza, ma respinta circa un anno fa sia da questa che dalla Cassazione. Il trattorista di Melendugno fu arrestato nel 2003. Fu condannato all’ergastolo dopo un verdetto di assoluzione in primo grado “per non aver commesso il fatto”: in Appello la sentenza di assoluzione fu infatti completamente ribaltata. La condanna fu poi confermata in Cassazione. La richiesta di revisione era stata avanzata sulla base del ritrovamento di due Dna, che non appartengono a Camassa.
Era stato individuato il profilo genetico, ma non la natura della sostanza: non era chiaro cioè se si trattasse di sangue ad esempio, saliva, o liquido spermatico. Questa nuova indagine forense potrebbe invece stabilirlo.