SALENTO – Il traffico di rifiuti dal Nord e dal Sud verso il Salento, smantellato dalla Dda con i 13 arresti nell’operazione “All Black”, potrebbe aver provocato danni ambientali – e di conseguenza sanitari – di proporzioni al momento incalcolabili. “Che il percolato (cioè il liquido tossico prodotto dai rifiuti, ndr) possa aver intaccato la falda è un’idea che non mi ha fatto dormire stanotte”, dice preoccupato Roberto Bucci, direttore del dipartimento leccese di Arpa Puglia. Ancora non sono giunte richieste né di amministratori né della Procura per interventi di monitoraggio sulle matrici ambientali, ma “se anche non dovessero chiederlo gli enti, provvederemo noi”, sottolinea Bucci, che sta predisponendo controlli sui terreni e soprattutto sui pozzi intorno ai siti in cui sono stati sversati o tombati clandestinamente gli scarti provenienti da impianti di trattamento piemontesi e lombardi e poi da Caserta e Reggio Calabria. Priorità assoluta al monitoraggio della falda, per capire se sia già stata contaminata, “perché, se inquinato, il suolo si può rimuovere e le produzioni agricole si possono bloccare, ma è la falda il punto nodale”, spiegano da Arpa. Non sarà una passeggiata, è un’attività impegnativa e bisognerà organizzare le risorse, anche a livello finanziario. Alla Regione, probabilmente, dovranno essere chiesti fondi specifici per consentire di scandagliare le aree note, come quella sulla Lecce-Torre Chianca, il capannone industriale in località Cafore alla periferia di Surbo, Masseria Monticelli a Lecce.
Intanto, alcuni enti locali annunciano sin da ora che si costituiranno parte civile nel procedimento penale a carico degli indagati. “Continueremo a seguire questa vicenda con grande attenzione – dice l’assessore regionale all’Ambiente Annagrazia Maraschio -. Le Istituzioni hanno un ruolo fondamentale, tanto nella prevenzione di queste attività illecite, che nel controllo del territorio. Credo che i reati ambientali debbano essere puniti severamente perché le loro conseguenze generano impatti molteplici e devastanti: dalla salubrità del nostro habitat, alla salute nostra e dei nostri figli. Proprio per questo motivo ritengo che schierarsi al fianco della magistratura, verso un percorso di legalità, sia fondamentale. E lo faremo anche valutando attentamente una eventuale costituzione di parte civile nella fase processuale”.
Sulla stessa linea il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva: “Ci saremo anche noi – fa sapere – quello che è emerso è di una gravità inaudita”. Ci penserà al momento debito il Comune di Lecce, mentre non ha dubbi sulla costituzione di parte civile il Comune di Surbo: “Non ce ne staremo con le mani in mano – dice il sindaco Ronny Trio – dobbiamo conoscere la verità sul livello di inquinamento e non lasceremo i cittadini nel terrore”. “Denunciammo già nel 2018 la cappa di cattivi odori sotto la quale, all’imbrunire, erano costretti a vivere gli abitanti di Surbo”, interviene Massimiliano Spinetta, coordinatore cittadino di Surbo del Movimento Regione Salento. Sebbene la centralina di Arpa non rilevò nessuna anomalia allora, comunque quegli odori così forti continuarono.
Anche il primo cittadino di Lecce, Carlo Salvemini, fa sapere che il Comune si costituirà parte civile: “Nel frattempo, occorre verificare che oltre agli episodi già emersi non ne sussistano altri dice-, censire i siti oggetto di sversamento e provvedere ad adeguata bonifica. Insieme alla Regione Puglia, ad Arpa e agli altri Comuni interessati faremo rete per salvaguardare la salute dei cittadini e il nostro territorio agrario”.
Ora c’è da verificare il possibile disastro ambientale. E anche il gip Alcide Maritati, nell’ordinanza di custodia cautelare, lascia intendere che il rischio è elevato, quando scrive che ancora “più rimarchevole” rispetto a quella dei faccendieri che hanno promosso il traffico appare la responsabilità dei “mediatori” professionali e dei gestori di imprese operanti nel settore, “avendo essi consapevolmente e reiteratamente piegato la propria professionalità a pratiche illegali per lucrare, in danno dell’ambiente e della salute pubblica, somme di denaro”.
T.C.
